Il Garante per la protezione dei dati personali ha ordinato a Foodinho, ditta di food delivery di proprietà della startup spagnola Glovo, di modificare gli algoritmi informatici utilizzati per gestire il personale per evitare discriminazioni. Il Garante ha infatti riscontrato violazioni della privacy e dei diritti del lavoro.
Un nuovo tassello nella discussione eterna e globale su come regolamentare i diritti dei lavoratori nella “gig economy” digitalizzata. La Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica sulle potenziali norme a livello dell’UE.
Secondo quanto si legge su Il Corriere Della Sera, i sindacati sostengono che gli algoritmi di gestione sulle piattaforme internazionali stanno erodendo i salari e i diritti dei lavoratori dipendenti. Una situazione aggravata anche dallo stato pandemico: i blocchi posti in essere per contenere la pandemia di Covid-19 hanno aumentato la domanda di rider.
Il Garante ha dunque ordinato a Foodinho di pagare una multa di 2,6 milioni di euro dopo un’indagine sulla sua gestione dei suoi 19.000 rider in Italia, nonché su altre piattaforme di consegna online. Si legge sul sito dell’Autorità che la piattaforma “non assicurava garanzie sull’esattezza e la correttezza dei risultati dei sistemi algoritmici utilizzati per la valutazione dei rider. Non garantiva nemmeno procedure per tutelare il diritto di ottenere l’intervento umano, esprimere la propria opinione e contestare le decisioni adottate mediante l’utilizzo degli algoritmi in questione, compresa l’esclusione di una parte dei rider dalle occasioni di lavoro“.
L’autorità di vigilanza ha concesso a Foodinho 150 giorni per apportare le modifiche richieste e ha affermato che l’autorità spagnola per i dati esaminerà le pratiche di Glovo.
Glovo, che ha sede a Barcellona e gestisce i suoi servizi in Italia attraverso Foodinho, non ha rilasciato commenti immediati.
I numeri del food delivery in Italia
Secondo l’Osservatorio Nazionale di Just Eat nel 2020, complice anche la pandemia Covid-19, il digital food delivery si è affermato ancora di più ed è diventato un’abitudine consolidata per gli italiani che hanno scelto di ricevere direttamente a casa i loro piatti preferiti.
I”nfatti, secondo una ricerca interna – dichiara Daniele Contini, Country Manager di Just Eat in Italia – il food delivery ha rivestito per il 90% dei consumatori un servizio essenziale e l’abitudine di ordinare a domicilio via app è rimasta e si è consolidata“.
Il valore complessivo del mercato del digital food delivery a fine 2020 si attestava intorno agli 800 milioni di euro, e si stima che nel 2021 possa raggiungere la quota di 1 miliardo.
Dalla ricerca realizzata da Just Eat emerge che nel 2020 il digital food delivery ha rappresentato tra il 20% e il 25% dell’intero settore del domicilio, in crescita rispetto al 2019 in cui rappresentava il 18%.
A seguito poi del lockdown e dei successivi periodi di aperture e chiusure con relative limitazioni, il settore della ristorazione italiana ha dovuto adeguarsi e fare un salto tecnologico per sfruttare tutti i benefici offerti dalla digitalizzazione.