Meta, la nuova scommessa di Zuckerberg: AI e occhiali per cambiare ancora

Il metaverso non ha mantenuto le promesse, ma Meta continua a inseguire la prossima grande piattaforma tecnologica

Redazione
Persona che indossa Meta smart glasses con interfaccia AI nella realtà aumentata

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

Meta continua a inseguire la prossima grande trasformazione tecnologica. Dopo aver puntato tutto sul metaverso, una scommessa costata oltre 80 miliardi di dollari di perdite operative a Reality Labs, Mark Zuckerberg ha spostato il baricentro verso intelligenza artificiale e smart glasses. Una strategia che, a detta di The Verge, sta già producendo risultati nel mercato degli occhiali, ma che lascia aperti interrogativi sulla capacità del gruppo di competere davvero nell’AI.

Gli occhiali sono la nuova scommessa di Meta

La parabola degli occhiali intelligenti rappresenta forse il risultato più concreto degli investimenti di Meta nella realtà aumentata. I primi Ray-Ban Stories del 2021 erano stati un sostanziale fallimento, con la maggior parte degli utenti che aveva finito per lasciarli inutilizzati. La generazione successiva, invece, ha ottenuto risultati decisamente migliori: Meta avrebbe venduto circa 2 milioni di unità, mentre EssilorLuxottica, partner nella produzione, ne avrebbe vendute altri 7 milioni entro la fine del 2025. Nel secondo trimestre del 2026, le vendite degli smart glasses dei due gruppi sono inoltre raddoppiate.

Meta controlla oggi il 69,2% del mercato degli smart glasses e headset, percentuale che sale al 76% considerando gli occhiali AI privi di display. L’obiettivo di Zuckerberg è trasformare questi dispositivi nel possibile successore dello smartphone come nuova piattaforma di computing. Google sta già lavorando su Android XR insieme a Samsung, mentre anche Apple sarebbe interessata al settore.

Ma proprio gli occhiali stanno alimentando una nuova crisi reputazionale. Alcuni utenti li hanno utilizzati per molestare altre persone o realizzare contenuti indesiderati, contribuendo alla diffusione dell’espressione “pervert glasses”. A questo si aggiungono le storiche preoccupazioni sulla privacy e nuove indiscrezioni su dispositivi capaci di raccogliere informazioni sull’ambiente circostante in modo molto più esteso.

La corsa all’AI è molto più complicata

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, la situazione appare meno favorevole. Zuckerberg ha cercato di recuperare terreno investendo enormi risorse e proponendo compensi fino a 1 miliardo di dollari per attirare alcuni dei migliori talenti del settore. Nel 2025 Meta ha inoltre investito 14,3 miliardi di dollari in Scale AI, portando Alexandr Wang alla guida delle attività legate all’AI.

Secondo fonti interne citate da The Verge, però, la strategia sarebbe ancora caratterizzata da iniziative frammentate, riorganizzazioni e tensioni tra i gruppi che puntano allo sviluppo dei modelli più avanzati e quelli concentrati sull’integrazione dell’AI nei prodotti esistenti. Anche i progressi sugli AI agent sarebbero stati più lenti del previsto.

Il nuovo progetto Muse rappresenta il tentativo più recente di cambiare passo, spostando l’attenzione dai modelli linguistici e di immagini verso un’AI più agentica, pensata per offrire agli utenti strumenti pratici e facilmente accessibili. I primi numeri sull’utilizzo negli Stati Uniti sono incoraggianti, ma è ancora presto per capire se possa diventare il prodotto capace di cambiare la posizione di Meta nell’AI.

Instagram resta il vero motore della società

Mentre Zuckerberg guarda al futuro, Meta continua però a dipendere fortemente dal suo business storico: la pubblicità sui social network. Instagram è ormai più importante di Facebook per la società e, secondo le stime citate dalla fonte, potrebbe generare 52 miliardi di dollari di ricavi pubblicitari negli Stati Uniti nel 2026, contro i 48 miliardi di Facebook.

Il problema è che il comportamento degli utenti sta cambiando. Le persone utilizzano sempre più i social per consumare contenuti invece che per pubblicare e condividere, mentre le nuove generazioni mostrano una maggiore distanza dalle piattaforme frequentate dai loro genitori. Meta deve quindi continuare a garantire agli inserzionisti un pubblico numeroso e coinvolto, anche mentre la crescita dell’utilizzo negli Stati Uniti rallenta.

Tra AI, privacy e pressioni regolatorie

La trasformazione di Meta avviene inoltre mentre la società deve affrontare migliaia di cause legali, soprattutto legate alla sicurezza dei minori, oltre alle pressioni delle autorità sulla gestione dei dati e sulla posizione competitiva del gruppo. Nel solo secondo trimestre Meta ha registrato un onere di 2,4 miliardi di dollari per le spese legali.

La società continua comunque a dimostrare una notevole capacità di sopravvivere alle proprie crisi e di cambiare direzione. Il metaverso non ha prodotto i risultati attesi, ma gli investimenti effettuati in quel settore hanno contribuito a costruire la posizione oggi raggiunta negli occhiali intelligenti. La nuova scommessa è l’AI, con Zuckerberg deciso a non perdere anche questa partita. Il problema è che, almeno per ora, il futuro immaginato da Meta resta molto più incerto dei suoi risultati nel business pubblicitario.

Fonte: The Verge

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