Gli Stati Uniti puntano sul nucleare per rispondere alla crescente domanda di elettricità, alimentata anche dall’espansione dei data center per l’intelligenza artificiale. L’amministrazione Trump sostiene un piano senza precedenti per riportare in funzione tre centrali nucleari chiuse, attraverso finanziamenti federali fino a 4,4 miliardi di dollari. L’obiettivo è recuperare complessivamente 2,25 gigawatt di potenza, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di circa 2 milioni di abitazioni e attività commerciali.
Le centrali coinvolte sono Palisades, in Michigan, Crane Clean Energy Center, in Pennsylvania, e Duane Arnold, in Iowa. Tutte hanno interrotto la produzione prima della scadenza delle rispettive licenze, principalmente perché l’elettricità generata era diventata troppo costosa. Oggi, però, gli accordi con grandi aziende tecnologiche e la necessità di energia a basse emissioni stanno cambiando le prospettive economiche del settore.
Stati Uniti, tre centrali nucleari verso la riapertura
Il piano del Dipartimento dell’Energia americano rappresenta un tentativo inedito: non è noto alcun caso di reattore nucleare commerciale tornato a produrre elettricità dopo l’avvio del processo di smantellamento. Esistono invece precedenti di impianti riattivati dopo lunghi periodi di inattività.
La riapertura può consentire di recuperare capacità produttiva in tempi relativamente rapidi rispetto alla costruzione di un nuovo grande reattore. Todd Allen, esperto di ingegneria nucleare e associate dean for research al College of Engineering dell’Università del Michigan, paragona l’operazione al rimettere in strada un’automobile rimasta ferma per anni: occorre verificare che ogni componente funzioni correttamente, ma si parte da una struttura già esistente.
Nel caso di una centrale, questo significa richiamare il personale specializzato, aggiornare la formazione, controllare gli impianti, completare la manutenzione necessaria, garantire la disponibilità del combustibile e ottenere dalle autorità il ripristino della licenza operativa. Un insieme di attività complesse, ma che può risultare più veloce rispetto alla realizzazione di nuova capacità nucleare.
Le preoccupazioni sulla sicurezza e il costo dei finanziamenti
Il progetto divide gli esperti soprattutto sull’impiego del denaro pubblico e sui rischi legati alla sicurezza. Edwin Lyman, responsabile della sicurezza nucleare presso la Union of Concerned Scientists, sottolinea che gran parte delle centrali americane è stata costruita tra gli anni Settanta e Novanta, quando i rischi climatici erano diversi da quelli attuali.
Il cambiamento climatico sta rendendo gli eventi meteorologici estremi più frequenti e intensi. Per Lyman, il ritorno in servizio degli impianti dovrebbe quindi essere subordinato a interventi adeguati per garantire la sicurezza, con investimenti sufficienti a fronteggiare i rischi attuali.
Tra le voci critiche c’è anche Jack Spencer, direttore del Center for Energy, Climate and Environment della Heritage Foundation, secondo cui non sarebbe giustificato destinare risorse federali a progetti che possono attirare capitali privati in presenza di una forte domanda di energia. Di parere opposto Jennifer Gordon, responsabile della Nuclear Energy Policy Initiative dell’Atlantic Council, che considera i finanziamenti pubblici uno strumento efficace per rendere disponibile l’elettricità necessaria.
Palisades è l’impianto più vicino al ritorno in funzione
La centrale di Palisades, in Michigan, è operativa dal 1971 al 2022. L’impianto era stato chiuso da Entergy, che aveva abbandonato il settore nucleare, nonostante la licenza fosse valida fino al 2031. Holtec International lo ha successivamente acquistato e ha avviato le attività di smantellamento, senza però completare passaggi irreversibili.
Le autorità del Michigan, interessate a preservare i posti di lavoro e la produzione energetica, hanno incoraggiato la riapertura, mettendo a disposizione anche fondi statali. Come riporta il Los Angeles Times, nel 2024 l’amministrazione Biden aveva approvato un prestito da 1,5 miliardi di dollari, mentre quella Trump ha proseguito con l’erogazione dei finanziamenti.
Ad agosto Holtec ha iniziato il caricamento del combustibile nucleare, una delle ultime fasi prima della riattivazione. L’operazione è stata sospesa dopo che un elemento di combustibile si è inclinato rispetto alla posizione verticale, spingendo l’azienda a indagare sulle cause. Gli accordi per l’acquisto dell’elettricità prevedono che l’impianto torni operativo entro marzo 2027.
Google e Microsoft puntano sull’energia nucleare per i data center
Una parte decisiva del piano è legata ai contratti con le grandi aziende tecnologiche, disposte a pagare un prezzo più elevato per assicurarsi consistenti forniture di energia a basse emissioni.
NextEra Energy e Google collaborano per riportare in funzione la centrale di Duane Arnold, in Iowa, entro l’inizio del 2029. L’impianto, entrato in servizio nel 1975, avrebbe dovuto chiudere definitivamente nell’ottobre 2020, ma ha interrotto la produzione già ad agosto dello stesso anno dopo i danni provocati da una violenta tempesta. All’epoca, la sostituzione con fonti più economiche, compresa l’energia eolica, era stata stimata in un risparmio di 300 milioni di dollari per i consumatori dello Stato.
Il CEO di NextEra Energy, John Ketchum, ha spiegato che il contratto a lungo termine con Google permette di finanziare il progetto senza trasferirne i costi sulle famiglie dell’Iowa.
Anche Microsoft ha siglato un accordo ventennale per acquistare energia dal Crane Clean Energy Center, a Three Mile Island, nei pressi di Harrisburg, in Pennsylvania. Il sito fu teatro nel 1979 del più grave incidente nucleare commerciale nella storia degli Stati Uniti: il reattore coinvolto venne distrutto, mentre quello rimasto funzionante fu chiuso nel 2019 dalla società allora proprietaria, Exelon, perché non redditizio.
Nel 2024 Constellation Energy ha annunciato un investimento da 1,6 miliardi di dollari per riattivare il reattore, con l’obiettivo di tornare a produrre elettricità nel 2027. Il Dipartimento dell’Energia ha messo a disposizione un prestito da un miliardo di dollari.