Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
Una mano robotica afferra un pennello da calligrafia, lo intinge nell’inchiostro e traccia il carattere cinese “fu”, simbolo di buona fortuna, su un quadrato di carta rossa. Una scena capace di attirare il pubblico, ma che racconta solo una parte di una trasformazione più ampia. In Cina i robot stanno progressivamente passando dagli spettacoli dimostrativi alle attività lavorative vere e proprie, mentre intorno a loro prende forma un’intera industria dedicata all’addestramento.
Dai palchi ai negozi senza personale
Alla China International Fair for Trade in Services (CIFTIS), conclusasi domenica a Pechino, il robot umanoide Galbot G1 ha lavorato all’interno di un punto vendita senza personale. La macchina era già diventata popolare dopo un video in cui piegava il bucato durante il Gala del Festival di Primavera, trasmesso a livello globale.
I negozi automatizzati di questo tipo sono già presenti in luoghi come il Palazzo d’Estate di Pechino, dove ciascun punto vendita dovrebbe servire oltre 1.000 visitatori al giorno. Il primo negozio di questo genere all’estero è stato aperto a Hong Kong il 1° settembre.
Alla fiera, intanto, i robot sono stati mostrati anche alle prese con altri compiti. In uno stand dedicato a un ufficio postale senza personale, un robot applicava i francobolli alle cartoline, le inseriva nella cassetta della posta e recuperava per i clienti alcuni giocattoli blind-box. Poco distante, un robot preparava pancake su ordinazione, mentre un altro versava la decorazione di latte sulla superficie di un caffè.
La vera sfida è addestrare le macchine
Dietro la spettacolarità delle dimostrazioni resta però un problema decisivo: portare i robot dalle esibizioni al lavoro stabile richiede enormi quantità di dati e addestramento.
Secondo Zhu Kai, responsabile dello Shijingshan Embodied Intelligence Training Center, nella prima metà dell’anno le spedizioni interne cinesi di robot umanoidi hanno raggiunto 23.000 unità, ma meno del 5% lavora stabilmente su vere linee produttive.
Gli ambienti industriali sono infatti molto più complessi di un palcoscenico. Zhu ha spiegato che i dati multimodali di alta qualità raccolti da robot reali e adatti all’addestramento industriale rappresentano meno dell’1% della domanda effettiva. È questa carenza, secondo il responsabile del centro, uno dei principali ostacoli al passaggio dei robot “dal fare spettacolo al lavorare davvero”.
A pochi passi dalla fiera, nello Shougang Park, il centro di addestramento funziona come una vera e propria scuola professionale per robot. A pieno regime ospita quasi 270 macchine impegnate in attività domestiche, esercitazioni di assistenza e compiti industriali, come il posizionamento automatico di schede elettroniche su una linea di produzione. Ogni anno vengono prodotti quasi 20 milioni di dati di alta qualità.
Durante la fiera i visitatori hanno potuto osservare i robot esercitarsi seguendo i movimenti mostrati da tutor umani: prendere e sistemare scatole, stirare pantaloni e svolgere altre attività quotidiane.
Nascono nuovi lavori per insegnare ai robot
La crescita di questo settore sta creando anche nuove professionalità. Il 9 settembre, giorno di apertura della fiera, la Cina ha riconosciuto ufficialmente una nuova occupazione: i tecnici applicativi di robotica per l’intelligenza incarnata, articolata in due nuove professioni, quella dei raccoglitori di dati per robot e quella dei formatori di robot.
Anche gli strumenti per raccogliere i dati stanno evolvendo. Se in passato gli operatori controllavano le macchine da postazioni fisse nei laboratori, oggi nuovi sistemi di acquisizione possono essere indossati e utilizzati direttamente negli scenari reali.
NOLO, per esempio, ha presentato EgoCapture, un dispositivo montato sulla testa capace di registrare a 360 gradi le operazioni compiute da una persona. Indossandolo durante una corsa su un percorso, il sistema può generare dati utili a insegnare a un robot come affrontare una curva su una lunga distanza. I clienti possono acquistare direttamente il servizio senza dover comprare l’intera dotazione.
Altri strumenti completano il processo: i sensori tattili di Tashan Technology registrano sensazioni e forze associate alla presa, mentre le mani robotiche di CasiaHand Robotics, dotate di un proprio modello “cerebrale”, imparano ad agire autonomamente. Secondo Zhu, gran parte dei dati utilizzati per gli stessi robot esposti alla fiera proveniva dal centro di addestramento.
I dati diventano una nuova merce
Il processo di formazione sta trasformando anche i dati in una vera e propria merce destinata al mercato internazionale. Durante il CIFTIS è stata presentata la prima piattaforma cinese a livello industriale pensata per offrire servizi internazionali legati ai dati sull’intelligenza incarnata. Il progetto è stato sviluppato dallo Shijingshan Science and Technology Innovation Group insieme alla filiale di Pechino di China Telecom.
Nel distretto di Shijingshan è già stato registrato il primo dataset cinese 3D di alta qualità destinato all’addestramento di grandi modelli. Sono inoltre stati aperti quattro centri di servizi dati e sono stati messi sul mercato oltre 200 prodotti basati sui dati. Pechino punta invece ad arrivare a 100 dataset industriali di alta qualità entro il 2028.
I robot stanno già trovando applicazioni anche fuori dalla Cina. Anyverse Dynamics, startup di Pechino specializzata nell’AI incarnata, ha siglato un accordo da 500 milioni di yuan, circa 74,66 milioni di dollari, con il gruppo green-tech Envision. I primi robot semi-umanoidi K15 sono arrivati questo mese nella gigafactory di batterie di Envision in Francia, dove svolgeranno autonomamente attività di carico e scarico.
Fonte: Xinhua