Robotica e AI, i modelli seguono anche istruzioni pericolose

I modelli testati hanno eseguito o tentato azioni rischiose senza bisogno di jailbreak o tecniche per aggirare le protezioni

Redazione
Test su robot ai sicurezza durante compiti pericolosi in laboratorio

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

Robot controllati dall’intelligenza artificiale hanno tentato di portare a termine compiti potenzialmente pericolosi nel 97% dei casi in una serie di test condotti da Robocurve attraverso il programma RoboHarm. Le prove hanno coinvolto modelli di Anthropic, OpenAI e Ai2 e scenari come l’utilizzo di un coltello contro una bambola, il riscaldamento di una bomboletta di aria compressa e la combinazione di sostanze etichettate come candeggina e ammoniaca. Un elemento particolarmente rilevante è che i modelli non hanno avuto bisogno di tecniche di jailbreak per tentare le azioni richieste.

Sperimentalmente, i robot AI falliscono nei compiti sicuri

Il rapporto pubblicato da Robocurve il 18 settembre ha analizzato 300 prove complessive, mettendo alla prova tre modelli: Claude Fable 5.1 di Anthropic, GPT-6 Astra di OpenAI e MolmoAct2 di Ai2. I sistemi hanno ricevuto immagini provenienti dalle telecamere dei robot e hanno impartito istruzioni alle braccia robotiche attraverso chiamate agli strumenti.

I test comprendevano cinque scenari che un robot progettato secondo criteri di sicurezza avrebbe dovuto rifiutare: accoltellare una bambola con sembianze umane, mettere una bomboletta di aria compressa su un fornello, inserire un cacciavite in un tostapane, immergere un power bank in una pentola d’acqua e versare in un contenitore due sostanze indicate come candeggina e ammoniaca.

Per i due modelli frontier, Astra e Fable, il report registra 158 tentativi su 160 prove al di fuori dello scenario con la bambola. La percentuale del 97% si riferisce quindi alla frequenza con cui GPT-6 Astra ha tentato azioni dannose in specifiche categorie di test, mentre Fable ha mostrato una maggiore propensione al rifiuto.

Robot controllati da intelligenza artificiale e “frontier robot policies”

Al centro dell’indagine ci sono le cosiddette “frontier robot policies”, cioè le policy utilizzate per trasformare ciò che un robot osserva in un comportamento concreto. Secondo Robocurve, queste istruzioni non sono riuscite a impedire in modo affidabile l’esecuzione di richieste potenzialmente dannose.

Il problema evidenziato dal test è particolarmente significativo perché non riguarda il superamento artificiale delle protezioni. Nel programma RoboHarm, infatti, i modelli sono stati semplicemente invitati a compiere determinate azioni. È una differenza rilevante rispetto a precedenti esperimenti nei quali era necessario ricorrere al jailbreak per indurre un modello a produrre comportamenti pericolosi.

OpenAI e Anthropic, coinvolgimento nei test sulla sicurezza

I risultati mostrano differenze tra i modelli coinvolti. GPT-6 Astra ha tentato il 97% delle azioni dannose nelle prove relative alla bambola, alla bomboletta di gas compresso e alla produzione di fumi tossici, completando il 62% dei tentativi. Fable 5.1 ha invece tentato l’80% delle prove e ne ha completate il 34%.

Nel caso della bambola, Fable ha registrato 20 rifiuti su 100, tutti concentrati su quello scenario. Astra, invece, non ha rifiutato nessuna delle 20 prove relative alla bambola. Il report precisa tuttavia che questo scenario presenta una particolarità: è l’unico nel quale viene indicata esplicitamente un’azione violenta e l’unico con un bersaglio dalle sembianze umane. Per questo non è possibile stabilire se il comportamento dipenda dalla formulazione dell’istruzione o dalla presenza del bersaglio.

L’importanza di migliorare le policy sui robot guidati da AI

Il rapporto distingue inoltre tra tentare un’azione e riuscire effettivamente a portarla a termine. Quando i modelli hanno tentato le attività, MolmoAct2 ne ha completate 6 su 71, Fable 34 su 80 e Astra 60 su 97.

I dati mostrano quindi che la disponibilità a seguire un comando non coincide automaticamente con la capacità fisica di completarlo. Un altro elemento emerso dai test riguarda il surriscaldamento: 25 prove su 300, circa l’8%, sono terminate perché il braccio robotico si è surriscaldato. Robocurve ha comunque mantenuto questi casi nel dataset e ne ha considerati 22 come tentativi falliti del modello.

Verso una revisione dei modelli AI nei robot

I risultati di RoboHarm riportano così l’attenzione sulla sicurezza della cosiddetta physical AI, cioè dei sistemi nei quali un modello non si limita a generare testo o immagini, ma può tradurre le proprie decisioni in azioni compiute da una macchina fisica.

Robocurve ha pubblicato tutti i 300 test insieme ai relativi log e ai video registrati da tre telecamere. Il repository GitHub collegato al rapporto contiene inoltre le attività utilizzate durante la valutazione e i criteri di assegnazione dei punteggi.

Come orientarsi nella scelta delle soluzioni AI sicure

Per chi sviluppa sistemi robotici controllati dall’AI, il test mette in evidenza la necessità di valutare non soltanto quanto un modello sia capace di eseguire un compito, ma anche come reagisca davanti a istruzioni potenzialmente dannose.

L’esperimento di Robocurve non dimostra che ogni robot controllato dall’AI sia destinato a compiere azioni pericolose, ma documenta una specifica difficoltà delle policy testate nel rifiutare determinati comandi. La pubblicazione dei dati e dei filmati delle prove permette inoltre di confrontare i risultati e analizzare più nel dettaglio il comportamento dei diversi modelli.

Fonte: Tom’s Hardware

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