La tassazione delle cripto-attività torna al centro del dibattito parlamentare con una proposta che punta a riallineare al 26% l’aliquota sulle plusvalenze, oggi fissata al 33%. Il tema è stato affrontato alla Camera dei Deputati durante gli Stati Generali dell’Intergruppo parlamentare Asset digitali, blockchain e Bitcoin, dove Ferdinando Ametrano, CEO di CheckSig e responsabile del gruppo di lavoro sulla fiscalità dei digital asset, ha presentato le principali linee di intervento.
Cripto, la proposta per riportare l’aliquota al 26%
Il punto di partenza è la differenza tra la tassazione delle cripto-attività e quella degli altri strumenti finanziari. Dal 2026 le plusvalenze da cripto-attività sono tassate al 33%, mentre per gli altri redditi di natura finanziaria l’aliquota è pari al 26%.
L’Intergruppo propone quindi di riportare le cripto-attività nell’ambito delle regole ordinarie dei redditi finanziari, attraverso quattro interventi principali.
Il primo prevede un’aliquota del 26% dal 1° gennaio 2027.
Il secondo riguarda la deducibilità degli oneri inerenti alla plusvalenza, applicando la stessa formula già prevista per azioni, obbligazioni e valute estere.
La terza proposta riguarda la compensazione tra strumenti diversi: le minusvalenze sulle cripto-attività potrebbero essere compensate con plusvalenze realizzate su altri strumenti finanziari e viceversa.
Infine, il gruppo di lavoro propone una rideterminazione annuale del valore di carico al 21%, con la stessa aliquota e periodicità previste per le partecipazioni, superando così le riaperture episodiche del 2023 e del 2025.
Secondo le stime del gruppo di lavoro, l’impatto della misura sui conti pubblici sarebbe inferiore allo 0,01% delle entrate tributarie dello Stato.
Più di un italiano su due è d’accordo: il sondaggio
La proposta arriva inoltre mentre, secondo un recente sondaggio che sarà presentato a breve, una parte significativa degli italiani si dichiara favorevole all’allineamento fiscale. In particolare:
- il 55% degli intervistati è d’accordo nel tassare i guadagni derivanti dalle cripto-attività come quelli ottenuti da azioni e obbligazioni;
- il 68% ritiene inoltre che chi vuole investire in cripto-attività debba essere libero di farlo, assumendosi i relativi rischi;
- il 28% degli intervistati ha già un legame con Bitcoin e cripto-attività, perché li possiede, li ha posseduti oppure ne segue l’andamento.
Ametrano: “Non chiediamo un’agevolazione”
A spiegare la posizione del gruppo di lavoro è lo stesso Ametrano. “Oggi il fisco penalizza chi acquista direttamente cripto-attività, anche quando si affida a un operatore italiano autorizzato”, ha dichiarato il CEO di CheckSig.
“La richiesta degli italiani e dell’industria è semplice: riportare questi redditi nel quadro ordinario della fiscalità finanziaria. Non chiediamo un’agevolazione, ma di superare una disparità di trattamento”, ha aggiunto Ametrano, ricordando che questi principi sono stati riconosciuti come validi anche dal viceministro Maurizio Leo nel suo messaggio di saluto all’Intergruppo.
Il responsabile del gruppo di lavoro ha poi richiamato il quadro regolamentare introdotto con MiCAR e lo scambio automatico di informazioni previsto dalla direttiva DAC8. “Con MiCAR e con lo scambio automatico di informazioni previsto dalla direttiva DAC8, il segmento intermediato è vigilato e tracciato”, ha spiegato l’AD di CheckSig.
Per Ametrano, quindi, “il 2027 è il momento giusto per portare regole ordinarie in un mercato che ha ormai regole ordinarie”, con l’obiettivo di contribuire al confronto parlamentare sulla fiscalità dei digital asset.