Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
Gli optical interconnects e la silicon photonics sono diventati uno dei punti più delicati della corsa alla costruzione dei nuovi data center per l’intelligenza artificiale. Mentre i cluster AI crescono fino a coinvolgere centinaia di migliaia di processori, la capacità di spostare rapidamente enormi quantità di dati tra i chip sta diventando un collo di bottiglia sempre più difficile da risolvere. In questo scenario, Washington sta valutando un provvedimento per bloccare i nuovi modelli di transceiver ottici cinesi, trasformando la fotonica in un nuovo terreno della competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina.
La fotonica prova a superare i limiti del rame
Nei sistemi AI più avanzati, migliaia di GPU devono scambiarsi enormi volumi di dati diverse volte al secondo. Le connessioni in rame rappresentano ancora la soluzione dominante, ma l’aumento della velocità di trasmissione, che si avvicina ai 200 Gbps per linea, rende sempre più problematici fenomeni come attenuazione e diafonia. Oltre distanze di uno o due metri, il rame passivo diventa infatti poco pratico.
I transceiver ottici affrontano il problema convertendo i segnali elettrici dei chip in fotoni, trasmettendoli attraverso la fibra e riconvertendoli successivamente. In questo modo è possibile trasferire più dati su distanze maggiori e con consumi inferiori rispetto alle connessioni elettriche tradizionali. La filiera sta quindi accelerando verso moduli da 800G e 1,6T, mentre le tecnologie di co-packaged optics cercano di avvicinare sempre di più i motori ottici agli switch ASIC e, in prospettiva, agli acceleratori.
Un mercato sempre più conteso
La rilevanza strategica della fotonica si riflette anche negli investimenti. Nvidia avrebbe impegnato 4 miliardi di dollari tra Coherent e Lumentum per assicurarsi capacità produttiva, mentre Marvell ha accettato di pagare 3,25 miliardi di dollari in anticipo per acquisire la startup Celestial AI, con possibili earnout che porterebbero il valore dell’operazione a 5,5 miliardi. Parallelamente, Microsoft, Meta e OpenAI collaborano con Broadcom, AMD e Nvidia a un’alleanza per sviluppare un’interconnessione ottica aperta.
La Cina, però, ha costruito una filiera propria. La linea pilota CHIPX di Wuxi, descritta come la prima fabbrica cinese dedicata ai chip fotonici, ha iniziato nel 2025 la produzione di massa di wafer fotonici da sei pollici. A giugno, inoltre, Shanghai ha aperto un laboratorio statale dedicato al calcolo fotonico insieme alla startup Lightelligence. Secondo quanto riportato dalla fonte, i chip fotonici non richiederebbero inoltre gli strumenti di litografia EUV a cui Washington ha imposto restrizioni.
Washington prepara lo stop ai nuovi transceiver cinesi
È proprio all’interno di questa forte interdipendenza che si inserisce la proposta della FCC. L’agenzia statunitense sta preparando una norma che potrebbe negare ai nuovi modelli di transceiver ottici cinesi l’autorizzazione necessaria per essere importati, commercializzati o venduti negli Stati Uniti. Il provvedimento rientra nel Secure Networks Act e dovrebbe essere pubblicato, secondo la fonte, entro la fine del 2026.
La motivazione indicata da Washington riguarda la sicurezza nazionale. Gli Stati Uniti temono che i transceiver possano diventare vettori per furti di dati, malware o interruzioni dei servizi, con il precedente di Huawei come riferimento. La proposta non riguarderebbe però i milioni di moduli cinesi già installati nelle infrastrutture statunitensi, che rimarrebbero in funzione.
La dipendenza dagli stessi fornitori complica il ban
Il problema per Washington è che la filiera globale della fotonica è profondamente intrecciata. Le aziende cinesi Innolight ed Eoptolink, secondo quanto riportato, forniscono la maggior parte dei moduli 800G presenti nei cluster AI di Nvidia. Questi prodotti utilizzano DSP di Broadcom e Marvell e componenti laser realizzati da Lumentum, Coherent e Mitsubishi Electric. Allo stesso tempo, alcuni produttori occidentali dipendono dall’indio fosfuro cinese, sottoposto a controlli sulle esportazioni da Pechino dal 2025.
Sul mercato, inoltre, i produttori cinesi rappresentano quasi due terzi delle spedizioni globali di transceiver e circa il 60% dei ricavi dei transceiver datacom. Innolight detiene una quota del 27% dei ricavi, davanti a Coherent con il 17%, mentre Eoptolink è al terzo posto e Lumentum si attesta intorno al 6%.
La risposta di Pechino e il summit di settembre
La Cina ha contestato apertamente l’ipotesi di restrizioni. Il ministero degli Esteri ha dichiarato la propria ferma opposizione, mentre analisti legali e di mercato cinesi sostengono che i moduli già autorizzati potrebbero continuare a essere venduti. La sostituzione della capacità produttiva cinese, secondo gli esperti citati, sarebbe comunque molto difficile nel giro di pochi anni a causa delle carenze occidentali in termini di packaging, cleanroom e scala manifatturiera.
Per ora si tratta ancora di una bozza, destinata a passare attraverso consultazioni, eventuali eccezioni e possibili ricorsi giudiziari. Ma il possibile vertice tra Stati Uniti e Cina previsto a settembre aggiunge una forte componente geopolitica alla questione. La fotonica, nata come risposta tecnica ai limiti del rame, si trova così al centro della competizione per il controllo della prossima generazione di infrastrutture AI.
Fonte: Tom’s Hardware