La corsa all’AI scientifica passa dai laboratori autonomi

La startup cinese vuole creare strumenti progettati per le macchine, colmando il divario tra ipotesi generate dall’AI ed esperimenti verificati

Redazione
Sistema di laboratorio MegaRobo per ai scientifica e automazione sperimentale

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale applicata alla ricerca scientifica sta entrando in una nuova fase, nella quale il fattore decisivo non sarà più soltanto la qualità degli algoritmi, ma la capacità di costruire infrastrutture adeguate. Le ipotesi generate dall’AI stanno infatti crescendo a una velocità superiore rispetto alla possibilità dei laboratori tradizionali di verificarle.

In questo scenario si inserisce la strategia di MegaRobo, azienda che da dieci anni lavora alla creazione di strumenti scientifici progettati non per l’uomo, ma per le macchine. L’obiettivo è realizzare laboratori capaci di produrre dati, interpretarli e migliorare autonomamente i processi sperimentali, soprattutto nel settore farmaceutico.

I laboratori tradizionali non riescono a seguire il ritmo dell’AI

La corsa all’AI for Science ha attirato enormi investimenti, ma i risultati concreti nel campo della scoperta di nuovi farmaci sono ancora limitati. Secondo quanto riportato nella fonte, sono stati investiti circa 60 miliardi di dollari nell’AI applicata alla farmaceutica, senza però arrivare ad alcun farmaco approvato.

Il problema principale non riguarda più la disponibilità di potenza computazionale o lo sviluppo dei modelli. La vera difficoltà è rappresentata dai dati sperimentali di qualità, necessari per trasformare una previsione teorica in una scoperta verificata.

Il caso di AlphaFold, il sistema di Google DeepMind dedicato alla previsione della struttura delle proteine, dimostra quanto siano importanti le informazioni accumulate negli anni. Il modello ha potuto funzionare grazie a decenni di esperimenti che hanno prodotto centinaia di migliaia di strutture proteiche analizzate.

Oltre questo livello, però, la ricerca incontra nuovamente una barriera: collegare struttura, efficacia, tossicità e risposta clinica richiede quantità enormi di dati che i metodi tradizionali non riescono a generare.

MegaRobo e la creazione di laboratori pensati per l’intelligenza artificiale

Secondo MegaRobo, il limite degli attuali laboratori è strutturale: un ricercatore umano può eseguire decine di esperimenti al giorno, mentre un sistema AI avrebbe bisogno di milioni di operazioni per sfruttare pienamente le proprie capacità.

Per questo l’azienda ha sviluppato una nuova filosofia basata sulla completa integrazione tra hardware e software. Il suo obiettivo è creare strumenti capaci non solo di automatizzare attività ripetitive, ma anche di alimentare un ciclo continuo di apprendimento.

Il sistema proprietario viene definito PCE (Perception-Conception-Execution) e collega tre fasi fondamentali: la percezione dei dati, la generazione di nuove idee sperimentali e la loro esecuzione automatizzata.

Un’azienda farmaceutica, secondo MegaRobo, ha utilizzato questo approccio completando tre cicli completi di progettazione, verifica e miglioramento in sei mesi, con un costo per ciclo ridotto fino a circa un ventesimo o un trentesimo rispetto ai processi tradizionali.

Dall’automazione dei laboratori alla fase AI-native

La strategia di MegaRobo si è sviluppata attraverso tre fasi principali. Nella prima, denominata Stage 1.0, l’azienda ha automatizzato i flussi di lavoro manuali nei laboratori scientifici, costruendo una conoscenza approfondita dei processi biologici.

La seconda fase ha portato questa esperienza nel settore dei semiconduttori, un ambiente caratterizzato da esigenze estreme di precisione. Il sistema Manavis per l’ispezione dei difetti dei wafer ha raggiunto tassi di errore inferiori allo 0,05%, con un livello di classificazione superiore al 98%.

La terza fase punta invece alla completa trasformazione degli strumenti scientifici. L’idea è sviluppare prodotti AI-native, progettati fin dall’origine per essere utilizzati direttamente dalle intelligenze artificiali e non semplicemente adattati ai nuovi sistemi.

L’infrastruttura diventa il vero vantaggio competitivo della ricerca

Il percorso indicato da MegaRobo evidenzia un cambiamento nel settore scientifico: il futuro dell’AI non dipenderà soltanto dai modelli generativi, ma dalla disponibilità di infrastrutture capaci di creare un collegamento continuo tra simulazione ed esperienza reale.

La startup ritiene che chi riuscirà a controllare il ciclo completo tra raccolta dei dati, elaborazione delle ipotesi ed esecuzione degli esperimenti potrà diventare un elemento centrale dell’intero ecosistema dell’AI scientifica.

Per la farmaceutica, questo approccio potrebbe rappresentare un nuovo paradigma: non più laboratori progettati per supportare i ricercatori, ma ambienti costruiti affinché le macchine possano accelerare autonomamente la scoperta scientifica.

Fonte: Pandaily

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