Dati personali, solo il 18% degli italiani sa davvero dove finiscono

Quasi sette persone su dieci temono il modo in cui gli assistenti basati sull’intelligenza artificiale gestiscono le informazioni degli utenti

Redazione

Gli italiani utilizzano ogni giorno piattaforme online, servizi digitali e strumenti basati sull’intelligenza artificiale, ma la conoscenza di ciò che accade ai propri dati personali resta limitata. È quanto emerge dalla ricerca “Sovranità digitale e proprietà dei dati” di Fondazione Grins, realizzata da Excellera Intelligence, che analizza il rapporto tra cittadini, privacy e gestione delle informazioni personali.

Attenzione alla privacy, ma poca consapevolezza

La ricerca mostra un evidente divario tra percezione e conoscenza. Il 91% degli italiani afferma di prestare attenzione alla tutela dei propri dati personali, ma solo il 18% dichiara di sapere realmente dove finiscono le informazioni condivise online.

Anche i comportamenti quotidiani confermano questa distanza. Il 62% degli intervistati accetta le informative sulla privacy senza leggerle, mentre il 45% sarebbe disposto a rinunciare a una parte della propria riservatezza in cambio di servizi digitali più efficienti.

Lo studio evidenzia inoltre come il 73% degli italiani ritenga che le grandi piattaforme tecnologiche internazionali abbiano oggi più potere dei governi nazionali. Inoltre, tre cittadini su quattro (75%) considerano problematico che gran parte dei servizi digitali utilizzati ogni giorno sia gestita da aziende con sede al di fuori dell’Unione Europea.

Sovranità digitale e IA al centro delle preoccupazioni

Il tema della sovranità digitale è ancora poco conosciuto: soltanto il 15% degli intervistati afferma di sapere con precisione cosa significhi. Tuttavia, una volta spiegati i suoi obiettivi, il 90% lo considera un argomento importante, segno di una crescente sensibilità verso il controllo dei dati.

La necessità di una maggiore sicurezza è rafforzata anche dalle esperienze personali. Sei italiani su dieci dichiarano infatti di aver subito almeno un incidente digitale, come accessi non autorizzati agli account, malware, truffe online o furti di dati personali.

L’indagine dedica spazio anche all’intelligenza artificiale. Il 69% degli intervistati si dice preoccupato per il modo in cui gli assistenti AI raccolgono e utilizzano i dati personali, una percentuale ormai molto vicina a quella registrata nei confronti dei social network (70%).

Gli italiani chiedono strumenti per gestire i propri dati

Dalla ricerca emerge una forte richiesta di strumenti che permettano ai cittadini di avere un maggiore controllo sulle informazioni personali. L’88% degli italiani si dichiara interessato all’idea di un “Portale del cittadino digitale”, uno spazio unico attraverso cui “raccogliere, consultare e gestire i dati generati nell’utilizzo di servizi pubblici e privati“, riferisce l’AISE.

Il dato assume un peso ancora maggiore se confrontato con la scarsa conoscenza del diritto alla portabilità dei dati: soltanto il 13% degli intervistati sa infatti di poter recuperare e trasferire le proprie informazioni da una piattaforma digitale a un’altra.

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