La startup cinese Dongfang Suanxin ha presentato il suo nuovo processore DF1000, una soluzione che punta a competere con i chip di NVIDIA seguendo una strada diversa rispetto a quella tradizionale. Invece di fare affidamento esclusivamente sui processi produttivi più avanzati, oggi limitati anche dalle restrizioni statunitensi all’export, l’azienda ha scelto di investire su una nuova architettura, sull’ottimizzazione del software e sull’integrazione della memoria per incrementare le prestazioni.
DF1000: il nuovo processore punta su architettura e memoria
Durante un evento tenutosi a Shanghai, Dongfang Suanxin ha svelato il DF1000, realizzato con un processo produttivo a 14 nanometri e progettato per carichi di lavoro dedicati al calcolo ad alte prestazioni.
Secondo quanto dichiarato dall’azienda, il processore è in grado di raggiungere 520 teraflops di prestazioni BF16, offrendo inoltre una larghezza di banda della memoria pari a 6,4 TB/s e una banda di comunicazione tra chip di 900 GB/s.
La società ha annunciato che il chip è già pronto per la produzione di massa, con le prime consegne previste entro la fine dell’anno. Parallelamente è stata presentata anche una roadmap che comprende il DF2000, atteso nella seconda metà del 2026, e il DF3000, previsto per il 2027. L’obiettivo dichiarato è arrivare a superare, rispettivamente, i processori NVIDIA H200 e B300.
La strategia: meno dipendenza dai nodi produttivi avanzati
La filosofia alla base del DF1000 consiste nel ripensare il modo in cui i chip elaborano e trasferiscono i dati, anziché concentrarsi soltanto sulla miniaturizzazione dei processi produttivi.
Il processore utilizza infatti un approccio di software-defined computing, che riconfigura dinamicamente le risorse di calcolo e i flussi di dati in base ai diversi carichi di lavoro.
A questo si affianca una memoria 3D impilata (3D-stacked near-memory), che avvicina fisicamente la memoria ai core di elaborazione sovrapponendo i vari strati di silicio. In questo modo si riduce la distanza percorsa dai dati, con l’obiettivo di abbassare la latenza, migliorare l’accesso alla memoria e contenere i consumi energetici.
Secondo Dongfang Suanxin, questa strategia permette anche di ridurre la dipendenza dalle tecnologie di produzione più avanzate, oggi soggette alle restrizioni imposte dagli USA.
Un ecosistema hardware e software per gli sviluppatori
Oltre al processore, l’azienda ha presentato anche diversi prodotti complementari: il modulo acceleratore Dianfeng, il supernodo TY64 e il sistema integrato di calcolo QY100.
Per favorire lo sviluppo delle applicazioni è stato inoltre lanciato CAAP, uno stack software aperto compatibile con i principali framework di sviluppo e capace di supportare anche la programmazione personalizzata per operatori, supernodi e cluster di calcolo.
Durante la presentazione, il fondatore Wei Shaojun ha spiegato che l’obiettivo dell’azienda è costruire un’architettura indipendente, accompagnata da tecnologie originali, un ecosistema autosufficiente e una filiera sicura e controllabile, invece di limitarsi a inseguire i concorrenti all’interno di un modello già definito.
Le sfide ancora aperte e il sostegno degli investitori
Nonostante gli obiettivi ambiziosi, lo stesso Wei Shaojun ha riconosciuto che questa strategia non risolve tutte le difficoltà dell’industria cinese dei semiconduttori.
Tra gli ostacoli citati figurano la riduzione della resa produttiva dovuta all’impilamento di più strati di silicio e il limitato accesso nazionale ai processi produttivi più avanzati, che continua a rappresentare il principale limite per incrementare ulteriormente le prestazioni.
Fondata circa due anni fa, Dongfang Suanxin è sostenuta da fondi di investimento statali e da società di venture capital collegate a Xiaomi, JD.com e Yunfeng Capital. L’azienda ha dichiarato di voler continuare ad ampliare il proprio ecosistema hardware e software nel percorso che punta a competere con i principali produttori mondiali di chip.
Fonte: Interesting Engineering