Intelligenza artificiale pubblica: dagli Stati Uniti la proposta per controllare la ricchezza dell’AI

Un nuovo disegno di legge punta a dare ai cittadini una partecipazione diretta nelle grandi società tecnologiche

Redazione
Bernie Sanders presenta il piano di proprietà pubblica ia nelle aziende USA

La proprietà pubblica dell’intelligenza artificiale entra al centro del dibattito politico negli Stati Uniti con una proposta avanzata dal senatore Bernie Sanders. L’esponente indipendente del Vermont ha annunciato un disegno di legge che punta a garantire al pubblico una quota del 50% delle maggiori aziende americane del settore AI, attraverso un fondo sovrano controllato dallo Stato.

Secondo Sanders, l’intelligenza artificiale nasce anche grazie alla conoscenza collettiva prodotta dalla società e, per questo motivo, i benefici economici generati dalla tecnologia non dovrebbero rimanere concentrati nelle mani di pochi miliardari, investitori e grandi fondi finanziari.

La proposta di Sanders: metà delle aziende AI al pubblico

Il piano presentato da Bernie Sanders prevede un meccanismo particolarmente innovativo: una tassa del 50% sulle azioni delle principali società di intelligenza artificiale americane, con le quote raccolte che verrebbero trasferite alla collettività attraverso un fondo sovrano.

L’obiettivo sarebbe quello di creare una forma di partecipazione diretta dei cittadini nelle aziende che stanno guidando lo sviluppo dell’AI. In questo modo, secondo il senatore, il pubblico potrebbe avere maggiore voce sulle decisioni strategiche delle imprese tecnologiche e sulla gestione della ricchezza generata.

Sanders ha spiegato che la base dell’intelligenza artificiale non appartiene esclusivamente alle aziende private, ma deriva da decenni di contributi collettivi: libri, opere artistiche, articoli giornalistici, ricerche scientifiche, codice informatico e contenuti prodotti dagli utenti. Per questo motivo, sostiene che anche i profitti derivanti dall’AI debbano avere una ricaduta sulla società.

Il modello dei fondi sovrani di Norvegia e Alaska

La proposta del senatore americano prende ispirazione da due esempi già esistenti: il Government Pension Fund Global della Norvegia e l’Alaska Permanent Fund.

Entrambi sono nati dalla gestione della ricchezza derivante dalle risorse energetiche dei rispettivi territori. Il fondo norvegese, alimentato principalmente dai proventi petroliferi, ha raggiunto un valore di circa 2.300 miliardi di dollari e viene utilizzato per sostenere il sistema di welfare nazionale.

L’Alaska Permanent Fund, invece, distribuisce da decenni parte dei suoi rendimenti ai cittadini dello Stato americano, con assegni annuali che storicamente hanno oscillato tra 1.000 e 2.000 dollari per persona.

Sanders vorrebbe applicare un modello simile al settore dell’intelligenza artificiale, trasformando la crescita economica dell’AI in una risorsa collettiva. Il fondo sovrano tecnologico avrebbe quindi il compito di raccogliere i benefici finanziari generati dalle grandi società del settore e distribuirli alla popolazione.

Le critiche e il possibile impatto sul settore tecnologico

Una quota pubblica del 50% nelle aziende AI più importanti rappresenterebbe un cambiamento radicale nei rapporti tra imprese private e istituzioni pubbliche. Gli investitori potrebbero considerare la misura troppo invasiva, mentre le aziende tecnologiche potrebbero contestare un intervento diretto dello Stato nella proprietà privata.

Il dibattito riguarda anche il modo in cui individuare le società interessate dalla riforma e quali conseguenze potrebbe avere una maggiore presenza pubblica nella gestione delle aziende.

Sanders, tuttavia, sostiene che un simile intervento permetterebbe di aumentare trasparenza, responsabilità e controllo democratico su una tecnologia destinata a trasformare profondamente economia e società.

La proposta si inserisce inoltre in una posizione già critica del senatore verso l’espansione incontrollata dell’intelligenza artificiale. In passato Sanders aveva chiesto anche uno stop alla costruzione dei data center AI, sostenendo che fosse necessario permettere alla democrazia di adattarsi prima alla velocità dello sviluppo tecnologico.

Secondo il senatore, la questione centrale rimane quindi chi controllerà la ricchezza prodotta dall’intelligenza artificiale: pochi grandi gruppi privati oppure l’intera collettività che ha contribuito, direttamente o indirettamente, alla nascita di questa tecnologia.

Fonte: Tom’s Hardware

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