Bending Spoons debutta al Nasdaq: IPO da record per la tech company

Il gruppo italiano del software alza il prezzo oltre la forchetta iniziale e raccoglie 1,68 miliardi di dollari con una valutazione da 25 miliardi

Redazione

Bending Spoons approda al Nasdaq con un debutto che supera le aspettative del mercato. La società tecnologica italiana, specializzata nell’acquisizione e nel rilancio di marchi software storici in difficoltà, ha chiuso la prima seduta al Nasdaq con un rialzo del 39,66%, confermando il forte interesse degli investitori per una delle operazioni tecnologiche più importanti dell’anno.

Debutto oltre le attese: raccolta da 1,68 miliardi e valutazione sopra i 25 miliardi

Le azioni, collocate a 29 dollari, un valore superiore alla forchetta iniziale di 26-28 dollari, hanno terminato la giornata a 40,50 dollari, dopo aver toccato un massimo intraday di 43,98 dollari, pari a un progresso del 51,66%. L’IPO ha consentito a Bending Spoons di raccogliere complessivamente 1,68 miliardi di dollari, considerando sia le azioni vendute dalla società sia quelle cedute dagli azionisti esistenti, attraverso la vendita di quasi 58 milioni di titoli.

Al momento del collocamento, la società era stata valutata 18,4 miliardi di dollari, ma il rally della prima giornata di contrattazioni ha spinto la capitalizzazione di mercato oltre i 25,6 miliardi di dollari. Si tratta di una crescita significativa anche rispetto all’ultimo round di finanziamento del 2025, quando la valutazione era stata di circa 11 miliardi di dollari, quasi raddoppiata nel giro di un anno.

Secondo Teleborsa, la quotazione rappresenta inoltre un importante banco di prova per misurare l’interesse del mercato nei confronti del comparto software, dopo un periodo in cui il settore è stato penalizzato dai timori che il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale potesse mettere in discussione modelli di business consolidati.

Breve storia di Bending Spoons

Nata nel 2013 a Copenaghen, Bending Spoons era composta dagli ingegneri Luca Ferrari, originario della campagna veronese, Francesco Patarnello, padovano, Matteo Danieli, vicentino, Luca Querella, torinese, e dal polacco Tomasz Greber. Un team di menti tecniche formato tra l’Università di Padova e il Politecnico di Torino, che ha saputo costruire una solida realtà imprenditoriale con base operativa a Milano.

La strategia della società è piuttosto chiara: individuare aziende tecnologiche, ottimizzarne la gestione per incrementarne la redditività e utilizzare le risorse ottenute per finanziare nuove acquisizioni.

Una formula che, negli anni, ha portato Bending Spoons a completare oltre 50 operazioni di rilievo, inglobando nomi come Evernote, WeTransfer, Vimeo, Koomoot, Eventbrite, Brightcove e America Online. Un impegno che oggi si traduce in numeri importanti: oltre 400 milioni di utenti attivi al mese e 10 milioni di persone che hanno scelto di pagare per i servizi offerti.

La crescita dell’azienda è stata sostenuta da una solida rete di investitori, che ha contribuito a raccogliere ben 5 miliardi di capitali. Stando al Corriere della Sera, tra i nomi di spicco figurano il fondo scozzese Baillie Gifford — noto per essere uno dei primi sostenitori di Tesla — oltre a Tamburi e a Luca Maestri, ex CFO di Apple. Con una base utenti che ha superato il mezzo miliardo, Bending Spoons ha chiuso l’anno 2025 consolidando il proprio successo: il fatturato ha raggiunto quota 2,6 miliardi di euro, con un margine di profitto di 500 milioni.

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