DeepSeek taglia i prezzi dell’AI: sfida diretta a OpenAI

La società cinese riduce i costi fino al 97% e punta a cambiare gli equilibri del mercato globale

Redazione
Deepseek ai prezzi ribassati, logo DeepSeek su sfondo con grafiche digitali e cifre in evidenza

DeepSeek scuote il mercato dell’intelligenza artificiale con una strategia che potrebbe cambiare gli equilibri globali del settore. L’azienda cinese ha infatti annunciato un drastico taglio dei prezzi sui propri modelli AI, compreso il nuovo DeepSeek V4, arrivando a costi fino al 97% inferiori rispetto alle soluzioni di OpenAI. Una mossa che punta direttamente agli sviluppatori e alle aziende che utilizzano API per applicazioni basate su modelli linguistici avanzati, e che secondo molti osservatori potrebbe aprire una nuova guerra dei prezzi nell’industria dell’AI.

L’annuncio è arrivato domenica e riguarda in particolare i cosiddetti “input cache hits”, cioè i contenuti già elaborati dal modello e successivamente riutilizzati. DeepSeek ha ridotto questi costi a un decimo rispetto ai livelli precedenti, abbassando il prezzo minimo degli input a circa 0,14 dollari per milione di token. La società ha inoltre precisato che la riduzione entrerà in vigore immediatamente e sarà permanente.

DeepSeek V4 punta sul prezzo per conquistare il mercato

La nuova famiglia DeepSeek V4 rappresenta il modello di punta dell’azienda cinese e include attualmente le varianti Pro e Flash. Tra queste, la versione V4-Pro viene descritta come l’offerta più avanzata mai realizzata dalla società.

Per accelerarne l’adozione, DeepSeek ha annunciato anche uno sconto aggiuntivo del 75% valido fino al 5 maggio. Grazie a questa promozione, il modello DeepSeek-V4-Pro raggiunge un costo estremamente contenuto: circa 0,0036 dollari per milione di token in input, una cifra nettamente inferiore rispetto ai principali concorrenti americani.

Il confronto con OpenAI è inevitabile. Secondo i dati diffusi dall’azienda cinese, GPT-5.5 applica un costo di circa 0,5 dollari per milione di token cache in input. Considerando che nelle conversazioni AI gli input risultano generalmente tre volte più lunghi rispetto agli output, il costo finale di una conversazione tramite GPT-5.5 risulterebbe circa 32 volte superiore rispetto a DeepSeek V4.

La strategia adottata dal gruppo cinese appare quindi molto chiara: ridurre drasticamente la barriera economica all’utilizzo dell’intelligenza artificiale avanzata e attirare sviluppatori, startup e aziende che operano su larga scala.

Il ruolo delle API e degli input cache hits

Il taglio dei prezzi interessa soprattutto chi lavora quotidianamente con API e infrastrutture AI. Gli “input cache hits” rappresentano infatti una componente tecnica cruciale: si tratta di porzioni di testo o contesto già elaborate dal modello che possono essere riutilizzate senza dover ripetere completamente il processo di calcolo.

Questo sistema permette di ottimizzare tempi e risorse computazionali, riducendo in modo significativo i costi operativi. Con il nuovo listino DeepSeek, gli sviluppatori possono quindi accedere a modelli avanzati spendendo molto meno rispetto al passato.

Per molte aziende, soprattutto startup e piccole realtà tecnologiche, la riduzione dei costi potrebbe tradursi in una maggiore possibilità di sperimentazione. Integrare chatbot, automazioni linguistiche o strumenti AI personalizzati diventerebbe così più sostenibile anche con budget limitati.

Una concorrenza sempre più accesa nel settore AI

La mossa di DeepSeek arriva in un momento di forte competizione nel mercato cinese dei modelli linguistici. Negli ultimi mesi sono stati presentati nuovi sistemi da parte di startup molto attive nel settore, tra cui Kimi K2.6 e Zhipu GLM-5.1, che però hanno scelto di aumentare i prezzi delle loro versioni più avanzate.

DeepSeek si muove invece in controtendenza, abbassando in maniera significativa i costi del proprio modello di punta. Una scelta che ha immediatamente alimentato le speculazioni su una possibile escalation competitiva nel settore dell’intelligenza artificiale.

Secondo diversi analisti, il rischio concreto è quello di assistere a una vera e propria guerra dei prezzi tra aziende AI, con effetti diretti sia sui margini delle società sia sull’accessibilità della tecnologia. In questo scenario, la Cina continua a rafforzare la propria presenza nel comparto dei modelli linguistici avanzati, aumentando la pressione sui colossi statunitensi.

Un’AI più accessibile per startup e imprese

La riduzione dei costi annunciata da DeepSeek potrebbe avere conseguenze importanti anche sul piano della diffusione dell’intelligenza artificiale. Prezzi più bassi significano infatti maggiore accessibilità per imprese di piccole dimensioni, sviluppatori indipendenti e startup innovative.

L’obiettivo implicito sembra essere quello di ampliare il più possibile la platea di utenti, favorendo l’adozione di strumenti AI in nuovi settori produttivi e professionali. Una dinamica che potrebbe accelerare ulteriormente la democratizzazione delle tecnologie basate sui modelli linguistici.

Nel frattempo, il mercato osserva con attenzione le possibili reazioni dei concorrenti internazionali. Se altri operatori dovessero seguire la stessa strada, il settore AI potrebbe entrare in una nuova fase caratterizzata da prezzi più competitivi e accesso sempre più ampio alle tecnologie avanzate.

Fonte: SCMP

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