La 12ª edizione del Satoshi Roundtable, tenutasi a Dubai dal 29 gennaio al 3 febbraio 2026, ha riunito fondatori e investitori di alto livello per discutere le evoluzioni del settore crypto e fintech. Tra i partecipanti c’era Bryan Benson, CEO della Aurum Foundation, che ha discusso delle priorità in evoluzione del settore dopo l’evento, evidenziando come le infrastrutture per gli asset del mondo reale stiano progredendo più rapidamente della reale adozione da parte degli utenti.
Il “Summit degli Operatori” e il divario di portata
“Entrando al Satoshi Roundtable, era chiaro che si trattava di un summit per operatori, una sala costruita per i costruttori“. Così Benson ha descritto al Cryptonomist l’atmosfera del Roundtable come incentrata sui costruttori e sulla compliance, piuttosto che sul marketing. “C’erano persone di BlackRock e ex personale di Citadel che parlavano con specialisti normativi di Dubai e Singapore. Quando questo è il centro di gravità della sala, la conversazione naturalmente si orienta verso il rafforzamento del framework, il miglioramento del settlement, della meccanica e della compliance”, ha spiegato.
A tal riguardo, secondo Benson, mentre le infrastrutture diventano più solide per gli operatori istituzionali, i risultati per gli utenti quotidiani restano disomogenei. L’accesso e la comprensione dei prodotti crypto rimangono limitati al di fuori delle nicchie specializzate, con una tecnologia pronta per le istituzioni ma ancora poco fruibile dal grande pubblico. In poche parole, per il CEO di Aurum, la tecnologia sottostante sta diventando più solida per le istituzioni, ma l’accesso quotidiano è ancora in ritardo.
Asset del mondo reale: infrastruttura vs. utilizzo
Un tema centrale dell’incontro è stata la maturazione degli asset del mondo reale (RWAs). Benson ha sottolineato che, nonostante la solidità tecnica delle infrastrutture, la loro portata significativa è ancora limitata. “L’umore prevalente era che abbiamo costruito delle infrastrutture incredibili per gli RWAs, ma la portata è ancora ristretta. È una cosa tokenizzare un asset in modo pulito sulla carta; è un’altra collegarlo a utenti reali e all’attività economica,” ha spiegato.
Gran parte del dibattito si è concentrata su UI, UX e distribuzione, ma Benson ha evidenziato come i principali vincoli siano legati alla gestione delle regole di trasferimento, all’applicabilità legale tra giurisdizioni e all’identità degli utenti. “La discussione a livello di infrastruttura che mancava riguarda come gestire le regole di trasferimento, l’applicabilità legale tra giurisdizioni e l’identità”. Infatti, senza una solida struttura istituzionale, “un’app migliore o un’interfaccia più appariscente faticheranno a scalare la partecipazione”.
Confusione sull’IA e tokenizzazione del calcolo
L’incontro ha anche affrontato l’intersezione tra AI e blockchain, ma Benson ha evidenziato una confusione diffusa tra “AI tokens” e la tokenizzazione dell’infrastruttura fisica. “La maggior parte si concentrava sugli ‘AI tokens’, elementi utilizzati per l’accesso ai software, la misurazione del calcolo o il coordinamento di una rete […] una conversazione diversa rispetto alla tokenizzazione del livello di proprietà dell’infrastruttura AI”.
Benson ha affermato che il mercato spesso tende spesso a trattare software e calcolo come se fossero asset produttivi, senza distinguere tra token operativi per consumo misurato e asset strategici con diritti di proprietà e flussi di cassa. “I servizi software e le macchine fisiche e i data center appartengono a categorie diverse”, ha spiegato.
Nonostante l’attenzione sull’AI, i data center, tra le infrastrutture più preziose dell’era dell’intelligenza artificiale, sono stati quasi assenti nelle discussioni. “I data center sono tra le infrastrutture produttive più preziose dell’era dell’IA, eppure erano quasi completamente assenti dalla conversazione”, ha detto Benson.
Durante l’evento il dialogo si fermava al livello operativo su temi come la governance degli agenti e la sicurezza. Benson ha sottolineato la necessità di affrontare la proprietà dell’hardware, soprattutto se l’obiettivo è coinvolgere anche la partecipazione al dettaglio. “È necessario un maggiore dibattito su come strutturare la governance e la responsabilità per l’hardware stesso, specialmente quando la partecipazione al dettaglio fa parte della visione”, ha detto.
Costruire risultati concreti oltre le infrastrutture
Infine, Benson apprezza il fatto che molto tempo sia stato dedicato a conversazioni con costruttori e allocatori che vogliono risolvere i vincoli del mercato reale. “Queste sono le persone con cui vale la pena costruire, quelle che pensano in termini di sistemi ed esecuzione.”
Secondo Benson, la vera sfida è trasformare le infrastrutture avanzate in risultati tangibili per gli utenti. L’attenzione è rivolta a team capaci di soddisfare i requisiti istituzionali senza confondere gli utenti comuni. Ha indicato la roadmap di Aurum come un modello, includendo un prodotto focalizzato sulla proprietà delle macchine nei data center. “Risolvere l’accessibilità in questo settore significa rendere la proprietà comprensibile,” ha sottolineato Benson.
In conclusione, il CEO di Aurum ha sottolineato che tutto sommato “l’evento ha confermato la direzione e ha evidenziato un divario tra costruzione delle infrastrutture e realizzazione dei risultati“.