Fusione nucleare, il nuovo super laser da 7 petawatt per la ricerca

Grazie alla sua potenza, questo super laser potrà in futuro accelerare ancora di più la ricerca sulla fusione nucleare

Redazione

Sorgerà presso il campus Foothills della Colorado State University (CSU) un nuovo centro di ricerca per l’energia a fusione nucleare: l’ATLAS, Advanced Technology Lasers for Applications and Science. E come si può evincere dal titolo, la punta di diamante di questo centro sarà un laser. O meglio, “il” laser, visto che può arrivare alla bellezza di 7 petawatt di potenza.

Un laser da 7 petawatt per la fusione nucleare

La fusione nucleare, che riproduce il processo che avviene nel sole, potrebbe essere una fonte di energia pulita e illimitata. Il ruolo del laser è centrale in questo processo, e la tecnologia sviluppata alla CSU mira proprio a sfruttare la potenza di fasci laser per avvicinarsi a questa soluzione.

L’ATLAS ospiterà appunto un sistema di laser che, insieme, genereranno fino a 7 petawatt di potenza, ovvero 7 milioni di gigawatt. Per intenderci, la produzione attuale di una centrale nucleare è nell’ordine di gigawatt. Lo stesso campus ha sottolineato come questa potenza equivalga a 5mila volte superiore l’attuale capacità di generazione elettrica degli Stati Uniti.

Ma la sfida tecnologica non è tanto nel raggiungere una simile potenza, quanto nel concentrarla tutta in un punto minuscolo, delle dimensioni di un capello umano, per una durata brevissima di circa 100 quadrilionesimi di secondo, in modo da studiare ancora più in profondità i processi di fusione nucleare.

Altre applicazioni della tecnologia laser

Oltre alla fusione nucleare, il centro ATLAS offrirà opportunità di ricerca in numerosi altri campi scientifici. I laser ad alta intensità potranno essere utilizzati per trattamenti oncologici, grazie alla loro capacità di depositare energia con estrema precisione in piccole aree del corpo umano, come ad esempio i tumori. Inoltre, la tecnologia laser potrebbe essere impiegata nella litografia per la produzione di microchip, migliorando significativamente la qualità e la precisione dei processi produttivi.

L’uso di laser per l’imaging a raggi X di oggetti in rapido movimento, come le turbine degli aerei, rappresenta un’altra frontiera di ricerca. La capacità di ottenere immagini dettagliate di componenti meccanici in funzione potrebbe migliorare la progettazione e la manutenzione di macchinari ad alte prestazioni, aprendo nuove strade in settori come l’ingegneria aerospaziale.

In conclusione, il nuovo centro rappresenta non solo un’espansione fisica delle infrastrutture di ricerca dell’università, ma anche un consolidamento del suo ruolo nel panorama scientifico globale. Il presidente della CSU, Amy Parsons, ha dichiarato che la nuova struttura metterà l’università in una posizione privilegiata per guidare la ricerca sulla fusione laser e altre tecnologie critiche.

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