In Germania centrale prende forma un progetto innovativo per la depurazione delle acque reflue: un impianto compatto e completamente alimentato a energia solare, pensato per operare in scenari di emergenza, dove infrastrutture danneggiate o la mancanza di energia rendono difficile l’accesso ad acqua pulita. Il sistema combina tecnologia avanzata e biotecnologia, sfruttando cubi di schiuma galleggianti e microrganismi per depurare l’acqua in modo autonomo e sostenibile, aprendo nuove prospettive per interventi rapidi in zone colpite da crisi, disastri naturali o conflitti.
Un impianto modulare per le emergenze
Il progetto, chiamato EnsAK, è guidato dal Prof. Dr. Ing. Markus Röhricht presso la Technical University of Central Hesse (THM) e ha recentemente superato la fase laboratoriale, passando ai test sul campo.
Secondo quanto riportato da Interesting Engineering, il sistema utilizza un reattore biologico in cui confluisce l’acqua reflua già privata delle impurità più grossolane. All’interno, migliaia di cubi di schiuma galleggianti si muovono costantemente, fornendo una vasta superficie ideale per la colonizzazione da parte dei microrganismi.
Il suo funzionamento è spiegato da Louis Müller, studente di master in Climate Protection, Environmental and Safety Engineering: “le acque reflue pre-trattate passano attraverso il reattore, dove i cubi di schiuma in continuo movimento ospitano microrganismi che formano un biofilm rigenerante. Il fango si deposita nel chiarificatore secondario, mentre l’acqua trattata può essere scaricata nel fiume, dopo un ulteriore trattamento”.
Dal mese di settembre, l’impianto pilota è operativo presso un centro di trattamento delle acque a Lollar, con il supporto di partner industriali come Saygin & Stein e EMW filtertechnik GmbH e la collaborazione della Lollar-Staufenberg Zweckverband, che gestisce le infrastrutture idriche locali. L’installazione è avvenuta in pochi giorni grazie a ingegneri specializzati. Il sistema è progettato per funzionare anche in contesti dove le infrastrutture sono danneggiate o l’energia elettrica è limitata.
Efficienza e prospettive di sviluppo
I primi risultati mostrano che l’impianto pilota rispetta già i severi standard tedeschi. Secondo Röhricht, il sistema riduce il carico organico chimico del 90% e rimuove tra il 60 e il 70% dell’azoto, contribuendo a limitare l’eutrofizzazione delle acque. Il monitoraggio è costante: i campioni vengono raccolti tre volte a settimana e analizzati nei laboratori della THM per valutare l’efficacia del trattamento.
Parallelamente, gli esperimenti di laboratorio puntano a ottimizzare le prestazioni: l’obiettivo è ridurre il tempo di permanenza delle acque da 16 a circa 10 ore e diminuire il numero di cubi di schiuma, che oggi occupano circa il 30% del volume del reattore. Lo studente di biotecnologia Nicolas Jost sta valutando materiali alternativi e strutture dei cubi, oltre a testare carichi di acqua più elevati, basando su questi dati la sua tesi di master.
Una volta ottimizzato, il sistema potrebbe essere rapidamente dispiegato in zone colpite da conflitti, disastri naturali o crisi umanitarie, dove l’accesso all’acqua potabile diventa un’emergenza critica. L’impianto pilota continuerà a funzionare per un anno intero, consentendo agli studiosi di misurare le prestazioni in diverse condizioni stagionali e affinare ulteriormente la tecnologia.