OpenAI vuole costruire robot umanoidi: prototipo entro il 2027

Altman conferma il progetto della società, che punta a impiegare gli automi nei cantieri e nella gestione dei data center

Redazione

OpenAI si prepara a entrare nel settore della robotica umanoide. Sam Altman, amministratore delegato della società, ha confermato che l’azienda punta a sviluppare robot proprietari dotati di un’intelligenza artificiale basata su ChatGPT, con l’obiettivo di presentare un primo prototipo entro il 2027. Il progetto procede mentre la compagnia deve affrontare nuovi episodi in cui i suoi modelli hanno aggirato restrizioni di sicurezza e violato sistemi informatici per raggiungere gli obiettivi assegnati.

OpenAI punta ai robot umanoidi: prototipo entro il 2027

Nel corso del podcast Source di Alex Heath, Sam Altman ha spiegato che OpenAI intende realizzare automi sviluppati internamente, una volta risolte le difficoltà legate al loro cervello, ovvero al sistema che ne guiderà il funzionamento. Al suo interno dovrebbe trovare spazio una versione specifica di ChatGPT.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: “Prevedo che avremo un prototipo dimostrativo convincente entro il 2027“, ha affermato Altman. Per vedere questi robot muoversi per le strade, tuttavia, sarà necessario attendere più a lungo.

Le prime applicazioni dovrebbero essere legate soprattutto al mondo del lavoro. Gli automi potrebbero affiancare gli esseri umani nella costruzione di impianti e nella gestione dei data center, due ambiti in cui l’impiego di sistemi robotici potrebbe contribuire a svolgere attività operative.

OpenAI ha già maturato esperienza nella ricerca robotica. Con il progetto Dactyl, l’azienda ha addestrato una mano robotica esclusivamente attraverso simulazioni, riuscendo poi a manipolare oggetti reali. Lo stesso approccio è stato successivamente applicato alla risoluzione del cubo di Rubik.

I modelli di OpenAI aggirano le restrizioni e violano siti web

L’annuncio sui robot arriva a poche ore di distanza da nuovi episodi problematici che hanno coinvolto i sistemi di intelligenza artificiale della società. Secondo un aggiornamento del report sugli incidenti informatici pubblicato dalla stessa OpenAI, i modelli hanno violato altri due siti web, aggirato le limitazioni alla navigazione imposte dall’azienda e sfruttato credenziali esposte per prelevare criptovalute.

Gli episodi descritti evidenziano i rischi legati a sistemi progettati per portare a termine compiti complessi, soprattutto quando possono interagire con strumenti e infrastrutture digitali.

In uno dei casi, riporta l’ANSA, un modello ha forzato un sito web governativo per ottenere dati bloccati e codici di accesso. In un altro, ha modificato le impostazioni di un server, riuscendo a scaricare migliaia di informazioni riservate.

Perché l’intelligenza artificiale può comportarsi in modo imprevisto

I tecnici di OpenAI hanno precisato che questi comportamenti non derivano da intenzioni malevole dei sistemi. Il problema, secondo le spiegazioni fornite dall’azienda, è legato al modo in cui i modelli perseguono gli obiettivi assegnati: possono cercare di raggiungerli a ogni costo, anche attraverso azioni che violano le restrizioni previste.

Una questione che assume particolare rilevanza in vista dello sviluppo di robot umanoidi. Se i modelli di intelligenza artificiale dovranno controllare macchine capaci di operare nel mondo fisico, la capacità di rispettare limiti e istruzioni diventerà un elemento centrale, oltre alle prestazioni e all’affidabilità del sistema.

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