La luce diventa 3D e raggiunge stati elettronici impossibili

Due laser ultracorti creano un nuovo campo tridimensionale capace di osservare e controllare l’evoluzione quantistica degli elettroni

Redazione
Visualizzazione di campo di luce 3d che manipola stati elettronici in un ambiente quantistico

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

Un nuovo esperimento condotto da fisici in Germania apre una strada inedita nello studio degli stati quantistici degli elettroni. I ricercatori hanno creato un campo di luce tridimensionale facendo interagire due impulsi laser ultracorti provenienti da direzioni differenti, riuscendo così ad accedere a stati elettronici finora considerati impossibili da raggiungere sperimentalmente. La tecnica permette inoltre di osservare come questi stati evolvono nello spazio e nel tempo, offrendo un nuovo strumento per studiare l’interazione tra luce e materia.

Come funziona il campo di luce 3D

Alla base dell’esperimento ci sono impulsi laser della durata di appena 20 femtosecondi, un intervallo di tempo estremamente breve. I ricercatori li hanno modellati e separati in due fasci caratterizzati da lunghezze d’onda differenti: uno centrato attorno ai 929 nanometri e l’altro intorno ai 720 nanometri.

I due impulsi vengono quindi indirizzati verso lo stesso punto con un angolo di 45 gradi. Quando i rispettivi campi elettrici si sovrappongono, producono una configurazione luminosa capace di oscillare lungo tutte e tre le direzioni dello spazio. La forma del campo può inoltre essere modificata intervenendo sulla polarizzazione dei due impulsi.

Il risultato è una nuova classe di campi ottici tridimensionali, molto più flessibili rispetto ai normali campi laser, i cui campi elettrici sono generalmente confinati a un piano.

Perché alcuni stati elettronici erano irraggiungibili

Il problema affrontato dai ricercatori nasce proprio dai limiti dei normali campi luminosi. La loro configurazione geometrica condiziona infatti il modo in cui gli elettroni possono essere spinti e, di conseguenza, quali stati quantistici possono essere raggiunti.

Il nuovo approccio modifica questa situazione introducendo una terza dimensione nel campo di luce. Secondo Matthias Wollenhaupt, professore all’Università di Oldenburg e tra gli autori dello studio, il metodo permette di generare stati elettronici quantistici che in precedenza erano stati descritti soltanto a livello teorico e di renderli anche osservabili nello spazio.

Si tratta quindi non soltanto di una nuova modalità per eccitare gli elettroni, ma di uno strumento che consente di esplorare configurazioni quantistiche finora rimaste fuori dalla portata degli esperimenti.

Gli elettroni osservati durante la loro evoluzione

Per verificare le potenzialità del sistema, il gruppo di ricerca ha utilizzato atomi di potassio. Il campo di luce 3D è stato impiegato per portare gli elettroni verso stati di energia superiore e successivamente per espellerne alcuni dagli atomi.

Analizzando gli elettroni liberati, gli scienziati hanno potuto ricostruire informazioni sullo stato quantistico che occupavano. L’esperimento non si è limitato a stabilire se un elettrone fosse passato a un livello energetico superiore: ha permesso di osservare anche come lo stato quantistico fosse distribuito nello spazio.

Modificando la distanza temporale tra gli impulsi laser, i ricercatori hanno inoltre ottenuto una serie di istantanee successive. Il risultato è simile a un filmato estremamente rapido dell’evoluzione dello stato elettronico, consentendo di seguire fenomeni quantistici che avvengono su scale temporali difficili da osservare con strumenti convenzionali.

Le possibili applicazioni della nuova tecnica

La possibilità di creare e osservare stati elettronici altrimenti difficili da raggiungere potrebbe ampliare notevolmente gli strumenti a disposizione della ricerca sulla luce e sulla materia. Il campo tridimensionale offre infatti un controllo più articolato della configurazione ottica e, di conseguenza, del comportamento degli elettroni.

Una prospettiva particolarmente interessante riguarda le molecole chirali, cioè quelle che esistono in due configurazioni speculari, simili alla differenza tra mano destra e mano sinistra. Molte molecole importanti per la biologia e la medicina presentano questa caratteristica e le loro due versioni possono avere comportamenti differenti.

Poiché anche un campo di luce tridimensionale può possedere proprietà di chiralità, la nuova tecnica potrebbe diventare uno strumento per analizzare e distinguere queste sottili differenze molecolari.

Le prossime sfide per il campo di luce 3D

Il risultato rappresenta una prima dimostrazione delle potenzialità della tecnologia, ma la ricerca dovrà ora affrontare sistemi progressivamente più complessi. Uno degli obiettivi sarà applicare i campi di luce 3D controllabili a nuove configurazioni e sviluppare metodi sempre più precisi per ricostruire il movimento degli elettroni.

La prospettiva è particolarmente interessante perché modifica il ruolo stesso della luce negli esperimenti quantistici: non più soltanto uno strumento per illuminare o eccitare la materia, ma un mezzo tridimensionale con cui guidare e osservare direttamente il comportamento quantistico. Lo studio è stato pubblicato su Physical Review Research.

Fonte: Interesting Engineering

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