Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
Un drone utilizzato per evacuare un soldato ferito dal fronte: in Ucraina una delle idee più discusse nell’ambito della tecnologia militare è diventata realtà operativa. L’operazione, documentata da un video pubblicato dall’esercito ucraino il 19 ottobre 2026, rappresenta un passaggio significativo nell’impiego dei velivoli senza pilota, che non vengono più utilizzati soltanto per ricognizione e attacchi, ma anche per missioni di soccorso.
La sperimentazione risponde a un problema concreto del conflitto: recuperare i militari feriti può diventare estremamente pericoloso a causa della presenza di droni nemici e mine. In determinate circostanze, persino l’impiego di robot terrestri risulta impraticabile. La nuova soluzione potrebbe quindi offrire un’alternativa per raggiungere soldati che altrimenti rischierebbero di rimanere bloccati per lunghi periodi nelle posizioni avanzate.
Un’idea discussa che ora diventa un fatto concreto
L’evacuazione è avvenuta in un luogo e in un momento non specificati lungo la linea del fronte. Secondo le informazioni riportate dal Kyiv Independent, la presenza di droni russi e mine rendeva poco praticabile l’invio di un robot terrestre su ruote. La 92ª Brigata d’assalto ucraina ha quindi organizzato un intervento utilizzando un esacottero pesante Heavy Shot AYUDAG 6, fornito gratuitamente dal produttore ucraino Gurzuf Defence.
Il funzionamento dell’operazione era relativamente semplice, almeno nella sua impostazione. Al militare ferito sono stati consegnati appositi moschettoni, con cui ha potuto assicurarsi a un’imbracatura sospesa sotto il drone. Il velivolo, dotato di un verricello, lo ha successivamente trasportato in una zona sicura.
Il soldato apparteneva alla 30ª Brigata meccanizzata separata e, secondo Gurzuf Defence, aveva trascorso quasi 500 giorni in una posizione avanzata, esposto al fuoco nemico. L’intera missione di evacuazione è durata un’ora e 14 minuti, coprendo circa 62 chilometri. Il modello utilizzato può trasportare un carico massimo dichiarato di 90 chilogrammi.
Droni e guerra: verso una nuova era dell’evacuazione
Il successo dell’operazione dimostra come i droni pesanti possano assumere una funzione diversa rispetto a quella tradizionalmente associata alla guerra in Ucraina. Oltre a trasportare munizioni e rifornimenti, questi dispositivi possono contribuire al recupero dei feriti, riducendo la necessità di esporre altri militari durante le operazioni di soccorso.
Un vantaggio importante riguarda proprio la sicurezza degli operatori: i piloti possono controllare il velivolo a distanza, rimanendo in posizioni più arretrate rispetto alla linea del fronte. Tuttavia, il cofondatore di Gurzuf Defence, Pavlo Feldblium, ha sottolineato che questo genere di evacuazione comporta comunque rischi per il soldato trasportato e dovrebbe essere considerato una soluzione di ultima istanza.
Le sfide tecniche dell’evacuazione con droni
Il trasporto di una persona attraverso un velivolo senza pilota richiede capacità di carico adeguate e sistemi di controllo affidabili. L’Heavy Shot AYUDAG 6 è stato preparato e testato dalla 92ª Brigata proprio per verificare la possibilità di effettuare questo tipo di intervento. La presenza di un verricello e di un sistema di aggancio ha consentito al militare di essere trasportato sotto la struttura del drone.
Un altro problema riguarda le comunicazioni. In un ambiente caratterizzato da interferenze e attività elettroniche nemiche, mantenere il controllo del velivolo può diventare particolarmente difficile. Per questo motivo, i nuovi progetti stanno cercando di integrare sistemi alternativi di comunicazione e funzionalità autonome, capaci di intervenire anche in caso di perdita del collegamento con l’operatore.
Aspetti tattici e nuovi progetti per il soccorso
L’operazione della 92ª Brigata non è un episodio isolato. Soltanto una settimana prima, un’altra azienda ucraina, SkyFall, aveva presentato StarGate, un esacottero progettato specificamente per l’evacuazione dei feriti. Il dispositivo utilizza un contenitore con barella, pensato per trasportare i militari senza richiedere che rimangano sospesi sotto il velivolo.
Il progetto è stato affidato a una brigata ucraina per i test sul campo iniziati nell’ottobre 2026. StarGate utilizza in parte il servizio satellitare Starlink, ma dispone anche di un sistema proprietario di comunicazione alternativo. Quest’ultimo potrebbe rivelarsi particolarmente importante alla luce delle recenti limitazioni dei servizi Starlink forniti dagli Stati Uniti in Ucraina.
Il drone integra inoltre un sistema di intelligenza artificiale a bordo, progettato per aiutarlo a raggiungere un’area sicura nel caso in cui perda completamente le comunicazioni.
Il futuro della drone rescue nel conflitto ucraino
L’esperienza maturata sul campo potrebbe avere conseguenze anche al di fuori dell’Ucraina. Da decenni, infatti, il Pentagono sperimenta velivoli senza pilota destinati all’evacuazione dei feriti, senza però averli ancora introdotti concretamente nelle operazioni militari. Le forze armate statunitensi hanno potuto contare più spesso su una superiorità aerea e su capacità di sorveglianza che rendevano relativamente più sicuri gli interventi con elicotteri ed equipaggi umani.
La situazione ucraina è profondamente diversa. La sorveglianza costante dei droni nemici e il rischio di attacchi rendono estremamente complicato raggiungere i militari feriti. Anche i veicoli robotici terrestri possono impiegare diverse ore per attraversare terreni difficili, diventando a loro volta vulnerabili agli attacchi aerei.
Secondo Kai Gilmour Gath, ex operatore di ricognizione dell’esercito britannico e delle forze armate ucraine, molti soldati feriti finiscono per morire oppure vengono registrati come dispersi. In questo scenario, l’evacuazione aerea automatizzata potrebbe rappresentare una possibilità aggiuntiva per affrontare una delle criticità più gravi della guerra moderna.
Per il momento, negli Stati Uniti il recupero dei militari feriti continua a fare affidamento soprattutto sugli elicotteri con equipaggio. L’esperienza ucraina, invece, sta dimostrando che i droni possono passare dalla fase sperimentale a quella operativa, aprendo nuove prospettive per le missioni di soccorso in ambienti ad altissimo rischio.
Fonte: Ars Technica