Zero Trust, il nuovo perimetro della sicurezza cloud

Come il paradigma Zero Trust ridefinisce la sicurezza nel cloud, tra controllo continuo, identità digitali e nuove sfide organizzative

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista
Il modello di sicurezza Zero Trust nella cloud computing

Il modello di sicurezza Zero Trust si è affermato come uno degli approcci più rilevanti nella protezione delle infrastrutture IT, in particolare nel contesto del cloud computing. Alla base vi è un principio netto: non fidarsi mai, né degli utenti interni né di quelli esterni alla rete. Un cambio di paradigma reso necessario dall’evoluzione delle minacce informatiche e dalla progressiva dissoluzione dei confini tradizionali delle reti aziendali. Nel cloud, dove risorse, applicazioni e dati sono accessibili da più ambienti e dispositivi, la sicurezza non può più basarsi su una fiducia implicita, ma su verifiche costanti e dinamiche.

I principi fondanti del modello Zero Trust

Il cuore del modello Zero Trust risiede nell’identificazione e autenticazione continua di utenti e dispositivi. Ogni richiesta di accesso deve essere verificata attraverso meccanismi di sicurezza avanzati, come l’autenticazione multifattoriale e i controlli basati sui ruoli. Questo implica l’adozione di sistemi strutturati di Identity and Access Management (IAM), in grado di gestire e monitorare in modo costante credenziali, privilegi e autorizzazioni.

La protezione dei dati è un altro pilastro fondamentale. Le informazioni devono essere cifrate sia in transito sia a riposo, riducendo il rischio di esposizione in caso di violazioni. Accanto a ciò, la micro-segmentazione della rete consente di suddividere l’infrastruttura in compartimenti isolati, limitando la possibilità di movimenti laterali da parte di eventuali attaccanti. In questo scenario, la visibilità sulle attività degli utenti e il monitoraggio dei comportamenti anomali diventano strumenti essenziali per individuare compromissioni in tempo reale.

Implementare Zero Trust nel cloud

L’implementazione del modello Zero Trust in ambienti cloud richiede un approccio strutturato e progressivo. Il primo passo consiste in una valutazione approfondita dell’architettura esistente, con la mappatura delle risorse critiche, dei dati sensibili e delle applicazioni utilizzate. Questo processo permette di individuare le aree più esposte e di stabilire priorità di intervento.

Successivamente, è necessario definire policy di accesso granulari, basate su ruoli e contesti specifici. L’obiettivo è garantire che ogni utente possa accedere esclusivamente alle risorse strettamente necessarie. In parallelo, l’adozione di strumenti di monitoraggio continuo consente di analizzare in tempo reale le attività e di intervenire rapidamente in caso di comportamenti sospetti.

Le piattaforme cloud moderne offrono funzionalità di sicurezza integrate, come la cifratura dei dati e la protezione dalle minacce interne. Tuttavia, queste soluzioni devono essere configurate in modo coerente con i principi Zero Trust. Ancora una volta, la micro-segmentazione gioca un ruolo chiave, riducendo l’impatto potenziale di un’eventuale intrusione e rafforzando la resilienza complessiva dell’infrastruttura.

Il fattore umano e la cultura della sicurezza

Un aspetto spesso sottovalutato nell’adozione del modello Zero Trust è il coinvolgimento delle persone. La sicurezza non è solo una questione tecnologica, ma anche culturale. È fondamentale che i dipendenti comprendano il significato del nuovo approccio e il loro ruolo nella protezione delle informazioni aziendali.

Le organizzazioni devono investire in programmi di formazione continua, focalizzati sulle buone pratiche di sicurezza informatica e sull’importanza del rispetto delle policy di accesso. Costruire una cultura della sicurezza condivisa significa trasformare ogni utente in un elemento attivo della difesa aziendale, riducendo il rischio di errori o comportamenti negligenti.

Vantaggi e criticità del modello Zero Trust nel cloud

Nel cloud computing, il modello Zero Trust offre vantaggi evidenti. Il principale è la riduzione del rischio di violazioni dei dati, grazie a controlli rigorosi e verifiche costanti degli accessi. La micro-segmentazione rende inoltre più complesso per un attaccante estendere un’intrusione all’intera rete.

A questi benefici si aggiungono una maggiore visibilità sulle attività degli utenti e una più semplice conformità normativa, favorita da sistemi di audit e monitoraggio continuo. Tuttavia, l’adozione di Zero Trust presenta anche criticità. I costi di implementazione, la complessità dell’infrastruttura IT moderna e il cambiamento culturale richiesto possono rappresentare ostacoli significativi.

La gestione delle identità, in particolare, diventa un nodo centrale: garantire che ogni utente e dispositivo sia correttamente autenticato e monitorato richiede pianificazione e strumenti adeguati. Per questo, le organizzazioni devono procedere con un approccio graduale, valutando costantemente i risultati e adattando le strategie per sfruttare appieno i benefici del modello Zero Trust nel cloud.

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