Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
Quando AgniKul ha iniziato la propria attività, nel 2017, il quadro normativo indiano per le imprese spaziali private era ancora in evoluzione e i finanziamenti nazionali per le tecnologie avanzate erano quasi inesistenti. Ravichandran ha dovuto incassare 275 rifiuti da parte degli investitori prima di ottenere i primi finanziamenti. Singh ha affrontato difficoltà analoghe, con circa 100 risposte negative per GalaxEye.
Per superare questa fase, i due imprenditori hanno scelto di scomporre obiettivi ambiziosi in traguardi più piccoli, evitando di affidarsi esclusivamente a piani rigidi di lungo periodo. «La prima cosa da fare è iniziare, in un modo o nell’altro», ha spiegato Ravichandran, sottolineando l’importanza di procedere per tappe e sviluppare la pazienza necessaria per affrontare un percorso complesso.
La stessa impostazione ha influenzato i modelli di business. AgniKul punta sul trasporto di piccoli satelliti con una tariffazione per chilogrammo, con l’obiettivo di raggiungere la sostenibilità commerciale con 50-60 milioni di dollari, anziché richiedere investimenti iniziali di centinaia di milioni. Dopo il lancio di prova del maggio 2024, realizzato con motori stampati in 3D e una piattaforma mobile, l’azienda si prepara ai voli orbitali con clienti e sperimenta il riutilizzo degli stadi dei razzi per ridurre i costi.
GalaxEye, il satellite e le difficoltà dell’hardware spaziale
GalaxEye opera in un segmento differente, quello delle tecnologie satellitari per l’osservazione terrestre. L’azienda ha sviluppato OptoSAR, una tecnologia brevettata che combina telecamere ottiche e radar ad apertura sintetica, consentendo di osservare la Terra anche attraverso le nuvole e in condizioni di oscurità.
Il percorso non è stato privo di battute d’arresto. Appena 30 giorni dopo il lancio di quello che YourStory descrive come il più grande satellite privato indiano a propellente liquido, l’azienda ha perso le comunicazioni con il veicolo spaziale. Un episodio che evidenzia quanto sia difficile lavorare con sistemi hardware destinati allo spazio, dove un problema tecnico può compromettere una missione.
Per Singh, imparare a gestire simili fallimenti sarà fondamentale per l’intera industria spaziale. Nel frattempo, la domanda di servizi di osservazione terrestre sta crescendo anche per effetto delle tensioni geopolitiche. Il fondatore di GalaxEye considera la sorveglianza satellitare una necessità e individua nella difesa uno dei principali mercati di riferimento.
Capitali, fornitori e talenti: gli ostacoli alla crescita
Nonostante le opportunità, espandere un’impresa spaziale in India rimane complicato. I finanziamenti nelle fasi avanzate dello sviluppo sono ancora difficili da ottenere, soprattutto quando servono almeno 100 milioni di dollari. Gli investitori istituzionali devono infatti confrontarsi con le caratteristiche del deeptech, dove le spese per ricerca e sviluppo precedono spesso di molto i ritorni economici.
Anche la catena di approvvigionamento rappresenta un limite. I produttori possono imporre quantitativi minimi elevati per componenti personalizzati, un ostacolo per startup che necessitano di forniture specialistiche. In alcuni casi, le aziende indiane devono rivolgersi a fornitori europei per sensori ottici leggeri, perché le alternative disponibili sul mercato interno risultano troppo pesanti.
Sul fronte delle competenze, tuttavia, i due fondatori intravedono segnali incoraggianti. Le rigide regole sui visti per gli stranieri in alcuni comparti aerospaziali occidentali stanno favorendo la permanenza o il rientro in India di ingegneri qualificati. A questo si aggiungono i piani di partecipazione azionaria per i dipendenti, gli ESOP, che permettono ai lavoratori di beneficiare della crescita delle imprese. Per Ravichandran, questi strumenti contribuiscono a rendere il deeptech una scelta professionale più attraente.
Fonte: YourStory