L’Iran apre alle crypto per eludere le sanzioni degli Stati Uniti

Teheran modifica i controlli valutari e consente alle imprese di utilizzare anche Bitcoin e USDT per operazioni internazionali

Redazione
Crypto

L’Iran modifica le proprie regole valutarie nel tentativo di facilitare il rientro dei capitali dall’estero e, allo stesso tempo, fronteggiare l’inasprimento delle sanzioni statunitensi. Secondo quanto riportato dal Financial Times, le nuove disposizioni permetterebbero alle aziende di utilizzare anche le criptovalute per alcune operazioni internazionali.

Teheran allenta i controlli sulla valuta estera

La banca centrale iraniana avrebbe deciso di rendere meno rigidi i controlli sulle valute straniere per incentivare le imprese a riportare nel Paese i propri guadagni realizzati all’estero.

Una delle principali novità riguarda gli esportatori, che ora possono utilizzare direttamente i ricavi ottenuti fuori dall’Iran per finanziare le importazioni, senza dover prima vendere la valuta estera attraverso la piattaforma di cambio governativa applicando i tassi ufficiali.

La modifica punta quindi a rendere più flessibile la gestione dei capitali derivanti dalle attività commerciali internazionali, in un momento particolarmente delicato per l’economia iraniana.

Bitcoin e USDT per le transazioni internazionali

All’interno di questo nuovo quadro assumono un ruolo anche le criptovalute. Secondo il Financial Times, le imprese iraniane possono utilizzare Tether USDt (USDT) e Bitcoin (BTC) per regolare transazioni transfrontaliere attraverso gli exchange di criptovalute iraniani.

L’impiego degli asset digitali si inserisce così nelle misure con cui Teheran cerca di mantenere operativi i propri scambi internazionali nonostante la crescente pressione esercitata dagli Stati Uniti.

La Banca centrale dell’Iran non ha risposto alla richiesta di commento avanzata da Cointelegraph in merito alle nuove disposizioni.

Oltre 3,8 miliardi di dollari di flussi legati all’Iran

Il ricorso alle criptovalute da parte di soggetti iraniani è già al centro dell’attenzione internazionale. A giugno, la società di analisi blockchain TRM Labs aveva segnalato oltre 3,8 miliardi di dollari di flussi tra l’exchange CoinEx e soggetti iraniani sottoposti a sanzioni, nell’arco di più di sette anni.

CoinEx aveva però respinto le accuse, negando di avere qualsiasi rapporto commerciale con il governo iraniano o con gli exchange nazionali del Paese. La piattaforma aveva inoltre dichiarato di non aver mai fornito canali di finanziamento a soggetti sottoposti a sanzioni.

Washington intensifica la pressione sulle crypto iraniane

Le nuove regole iraniane arrivano mentre gli Stati Uniti hanno ulteriormente rafforzato la pressione sul settore delle criptovalute collegato a Teheran.

All’inizio di giugno, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha sanzionato quattro exchange iraniani nell’ambito della campagna denominata “Economic Fury”. Pochi giorni prima, il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva dichiarato che le autorità americane avevano sequestrato circa 1 miliardo di dollari in asset crypto iraniani.

Il 14 luglio, Bessent aveva inoltre affermato che le autorità statunitensi avevano disposto il congelamento di oltre 130 milioni di dollari in criptovalute custodite in wallet collegati alla banca centrale iraniana.

Fonte: CoinTelegraph

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