Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui le aziende utilizzano il software, ma secondo Mike Cannon-Brookes, cofondatore e CEO di Atlassian, non significa necessariamente la fine del modello SaaS. Nell’intervista a The Verge, il manager spiega come strumenti come Jira, Trello, Confluence e Rovo stiano evolvendo all’interno di una piattaforma sempre più integrata, dove automazione e giudizio umano continuano a convivere.
Come l’AI sta modificando piattaforme e processi aziendali
Per Cannon-Brookes, l’AI può intervenire su una parte crescente dei processi aziendali, rendendoli più veloci e affidabili. Un esempio riguarda le richieste commerciali che seguono regole precise: l’intelligenza artificiale può gestire automaticamente gran parte dei casi, mentre le situazioni più complesse continuano a richiedere intuizione e giudizio umano.
Jira, in questa visione, non è il luogo in cui il lavoro viene necessariamente svolto, ma un motore di workflow che permette alle persone di capire cosa sta accadendo all’interno dell’organizzazione. L’AI può aumentare la quantità di attività gestibili, ma non elimina la necessità di comprendere processi, risultati e responsabilità.
Atlassian AI punta su una piattaforma aperta e connessa
La strategia di Atlassian ruota attorno a una piattaforma comune sulla quale vengono costruiti prodotti differenti. Più della metà della ricerca e sviluppo dell’azienda è ormai concentrata proprio sulla piattaforma, mentre applicazioni come Jira, Confluence e Loom ne rappresentano diverse espressioni.
L’obiettivo è rendere condivise funzioni come automazione, identità, governance, compliance, ricerca e AI, evitando che cambino a seconda dell’applicazione utilizzata. Anche l’interoperabilità assume un ruolo importante: Atlassian ha sviluppato MCP server e CLI utilizzati quotidianamente da milioni di persone. Secondo Cannon-Brookes, i clienti che utilizzano questi strumenti crescono più rapidamente in termini di utilizzo della piattaforma e spesa.
Design e user experience nell’era dell’automazione
Per il CEO, proprio mentre l’AI riduce il costo necessario per costruire software, aumenta l’importanza del design e dell’esperienza utente. Atlassian ha quindi investito fortemente nella coerenza delle interfacce, cercando di fare in modo che funzioni comuni siano utilizzabili nello stesso modo all’interno dei diversi prodotti.
La sfida consiste nel mantenere l’identità dei singoli strumenti senza trasformare l’intera piattaforma in un prodotto indistinto. Rovo, per esempio, può essere utilizzato come interfaccia di chat e ricerca, ma deve anche comprendere il contesto quando viene utilizzato direttamente dentro Jira, Loom o altri servizi.
Organizzazione, competenze e AI: il nuovo mix di talenti
L’arrivo dell’AI ha portato Atlassian a modificare anche la propria organizzazione. L’azienda conta circa 12-13 mila dipendenti e nel corso dell’anno ha ridotto l’organico di circa il 10%, spiegando la scelta con la necessità di cambiare il mix di competenze.
Cannon-Brookes sottolinea però che l’obiettivo non è semplicemente sostituire persone con l’AI. Product manager e designer, per esempio, oggi scrivono più codice, mentre gli ingegneri possono intervenire maggiormente sul design. Le specializzazioni non scompaiono: diventano più interconnesse, con professionisti capaci di comprendere una parte maggiore del lavoro degli altri.
Atlassian AI e i nuovi strumenti: da Dia a Rovo
Tra gli strumenti citati dal CEO c’è anche Dia, il browser acquisito da Atlassian e utilizzato quotidianamente dalla grande maggioranza dei dipendenti. L’idea è costruire un browser pensato specificamente per i knowledge worker, integrato con il modo in cui le persone lavorano e accedono alle informazioni.
Parallelamente, Rovo rappresenta il livello conversazionale della piattaforma, permettendo di interrogare informazioni e contenuti mantenendo il contesto dell’applicazione in uso. Per Atlassian, dunque, l’interfaccia non viene superata dall’AI: viene trasformata e resa più utile.
Cosa cambia per le aziende che usano Atlassian
La trasformazione descritta da Cannon-Brookes porta verso un modello nel quale AI, software e persone lavorano insieme. L’automazione può occuparsi delle attività più ripetitive, mentre agli esseri umani resta un ruolo centrale nelle decisioni che richiedono creatività, intuizione e responsabilità.
La stessa evoluzione riguarda le competenze interne alle aziende: secondo il CEO, il vantaggio competitivo potrebbe spostarsi progressivamente dalla semplice disponibilità di informazioni alla capacità di immaginare nuovi prodotti, processi e soluzioni. L’AI rende l’accesso ai dati più economico, ma l’iniziativa e la capacità di stabilire cosa costruire rimangono elementi distintamente umani.
Fonte: The Verge