In questi giorni è stata presentata la 17edizione del Global Gender Gap Report che analizza l’evoluzione dei divari di genere in quattro aree: partecipazione economica e opportunità; livello di istruzione; salute e sopravvivenza; e potere politico. In generale leggendo i dati sembra essere tornati a una situazione pre-covid tanto che il divario di genere complessivo si è ridotto di 0,3 punti percentuali rispetto all’edizione dello scorso anno.
Nel mondo tech però, un settore che è destinato solo a crescere, le quote rose sono decisamente sotto rappresentate, come evidenziano gli ultimi dati di LinkedIn.
I principali dati del Global Gender Gap Report
I dati globali forniti da LinkedIn che coprono 163 paesi mostrano che, mentre le donne rappresentano il 41,9% della forza lavoro nel 2023, la quota di donne in posizioni di leadership senior è inferiore di quasi 10 punti percentuali al 32,2%. Inoltre, mentre la percentuale di donne assunte in posizioni dirigenziali è aumentata costantemente di circa l’1% all’anno a livello globale negli ultimi otto anni, questa tendenza si è invertita nel 2023, regredendo ai livelli del 2021.
La forza lavoro femminile nel mondo STEM, infatti, si ferma a quota 29,2% con 8 ruoli di leadership su 10 occupati da uomini. Andando a vedere ancora più a fondo, neanche a dirlo, il ramo legato alle tecnologie di intelligenza artificiale, è alla continua ricerca di nuovi talenti tanto che la richiesta è aumentata di sei volte tra il 2016 e il 2022. Eppure, anche in questo caso, la percentuale di donne che lavorano nell’IA oggi è di circa il 30%, pari a soli 4 punti percentuali in più rispetto al 2016.
Per quanto riguarda l’istruzione, invece, continua a crescere il numero di donne che scelgono di studiare materie STEM e che si laureano in questi corsi. Secondo il Global Gender Gap Report e i dati LinkedIn, però, la vera difficoltà sta nel compiere il passo successivo ovvero quello che porta dagli studi al lavorare in questo ambito. Un dato che è confermato in più o meno tutti i Paesi del mondo anche se, tra tutti, spiccano soprattutto Austria, Paesi Bassi, Francia e Brasile.
“Sappiamo che questi problemi sono sistemici e che richiedono quindi una risposta sistemica. Pratiche di assunzione inclusive, visibilità delle donne nei posti di lavoro più importanti e opportunità di aggiornamento e di crescita professionale, in particolare nei settori ad alto rendimento come quello delle STEM, contribuiranno ad invertire questa preoccupante tendenza, ma dobbiamo agire subito“, ha commentato Sue Duke, Head of Global Public Policy in LinkedIn.