Spotify vuole rendere difficile il lavoro a chi fa contenuti ASMR

Chi produce contenuti ASMR rischia di ritrovarsi senza lavoro con le nuove modifiche disposte dalla piattaforma Spotify

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista
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Molti fanno i soldi con i contenuti ASMR, ovvero quelli che prevedono l’utilizzo del rumore bianco (“white noise”). E si parla di cifre importanti, al punto che Spotify ha preferito ridurli mettendo delle limitazioni ai loro contenuti. Se non cancellarli del tutto.

Si parla comunque di una quantità di contenuti non indifferente: oltre 3 milioni di ore è il consumo giornaliero di questi contenuti. Ore che Spotify dovrà censurare, a meno che non si trovi un accordo tra le parti.

Addio al rumore bianco con Spotify

I podcast sul rumore bianco e sull’ASMR si sono rivelati un successo tra gli ascoltatori, ma a quanto pare non fanno guadagnare a Spotify tanto denaro quanto altri tipi di programmazione.

Per questo, stando a Bloomberg, la società ha preso in considerazione la possibilità di rimuoverli del tutto e impedire futuri caricamenti nella categoria. Inoltre, ha pensato di modificare il suo algoritmo per consigliare una “programmazione comparabile” più economica per Spotify.

Non è una mossa così recente, in realtà. Già diversi mesi fa Spotify aveva cominciato a eliminare interi podcast ASMR, ma a causa di una serie di lamentele da parte dei propri utenti in molti casi ha dovuto ripristinarli.

Quando guadagna un creatore di contenuti ASMR

Non è un giro di affari molto parco quello dei contenuti ASMR. Sempre secondo Bloomberg, i podcaster di rumore bianco possono guadagnare fino a 18.000 dollari al mese tra visualizzazioni e inserti pubblicitari. Molti di loro provengono dall’hosting gratuito di Spotify Anchor, ma dopo essere stato acquistato da Spotify nel 2019, l’azienda ha scoperto solo ora la miniera di oro che era.

Infatti con questa strategia censoria, aumenterebbe l’utile lordo annuale dell’azienda di 38 milioni di dollari. Il problema è l’alternativa a questi podcast. Quando si è riferita a “programmazione comparabile”, l’azienda ha parlato di introdurre contenuti che potessero indurre a migliorare il sonno, nonché ad aiutare a calmare l’ansia. Proprio come quelli che ora va a censurare. E questo all’indomani della guerra contro Youtube.

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