Brutta sorpresa per OpenAI che si è vista rifiutare, per la seconda volta, la registrazione del marchio GPT dall’Ufficio Marchi e Brevetti degli Stati Uniti (USPTO).
Addio marchio GPT
Stando a quanto riportato dall’Ansa, il motivo del rifiuto della registrazione del marchio GPT è molto semplice: è troppo generico per renderlo di uso esclusivo di una sola società.
“Il termine ‘Gpt’ è comunemente usato in relazione al software che presenta una tecnologia di domanda e risposta con l’IA. Le aziende e i concorrenti devono essere liberi di utilizzare un linguaggio descrittivo quando parlano dei propri beni e servizi nei materiali pubblicitari e di marketing“, ha aggiunto l’Ufficio brevetti.
Per saperne di più: Intelligenza artificiale: cos’è e come funziona, tutto sulla AI
OpenAI, infatti, voleva bloccare la sempre maggiore diffusione del termine GPT (Generative Pre-trained Transformer), associata a tutti i chatbot sempre più diffusi nati in seguito al lancio di ChatGPT, il modello di AI generativa di OpenAI.
Questa è già la seconda volta che la società con a capo Sam Altman che proprio in questi giorni ha raggiunto una valutazione pari a 80 miliardi di dollari riceve un rifiuto. Ora potrà però presentare ricorso. Riuscirà mai a registrare come sua proprietà il brand GPT?