Grok, X limita l’accesso all’AI (ma solo in parte)

Le funzioni restano accessibili agli utenti gratuiti nonostante la stretta annunciata dopo il caso dei deepfake

Redazione

X prova a correre ai ripari sul fronte dei deepfake generati da Grok, ma la stretta annunciata appare più formale che sostanziale. Dopo le polemiche e le pressioni dei regolatori, la piattaforma di Elon Musk ha infatti limitato solo in parte l’accesso alle funzionalità di editing delle immagini del chatbot, lasciando però intatto il cuore del problema.

La stretta su @grok e l’effetto annuncio

Fino a pochi giorni fa, gli utenti di X potevano chiedere a Grok di creare o modificare immagini semplicemente taggando @grok in un post pubblico. Ora questa possibilità è stata bloccata per gli account gratuiti: chi ci prova riceve una risposta automatica che segnala come la generazione e l’editing di immagini siano “attualmente limitati agli abbonati”, con tanto di invito a sottoscrivere uno dei piani a pagamento di X.

Il messaggio suggerisce che solo gli utenti paganti possano accedere alle capacità visive di Grok, un’interpretazione ripresa anche da diversi titoli di stampa secondo cui xAI avrebbe ristretto l’uso dell’AI a una platea selezionata. In realtà, questa lettura non corrisponde ai fatti. Secondo The Verge, la limitazione riguarda esclusivamente l’interazione via reply pubblica a @grok, mentre tutti gli altri canali di accesso restano aperti anche agli utenti free.

La conseguenza è che il provvedimento ha soprattutto un valore comunicativo: riduce la visibilità pubblica delle richieste più controverse, ma non impedisce la creazione di immagini, comprese quelle a sfondo sessuale o non consensuale che hanno innescato la bufera.

Funzioni ancora accessibili e critiche internazionali

Grok continua infatti a essere utilizzabile in vari modi. Il pulsante “Modifica immagine” resta disponibile su ogni immagine visualizzata sul sito desktop di X e nelle app mobili, dove può essere richiamato con una pressione prolungata. Il chatbot è inoltre accessibile tramite un sito e un’app dedicati, oltre che attraverso una sezione prominente integrata nella piattaforma. Tutti questi strumenti non richiedono un abbonamento.

Test effettuati da The Verge con account gratuiti confermano che Grok risponde senza difficoltà a richieste di editing e generazione di immagini, inclusi esempi espliciti come funzioni di “spogliazione digitale” o immagini sessualizzate di persone reali. Un elemento che rafforza l’idea che X non stia realmente bloccando la tecnologia, ma si limiti a spostarne una parte dietro un paywall.

La questione è diventata esplosiva dopo che Grok è ampiamente utilizzato per produrre deepfake sessuali, in larga parte raffiguranti donne reali e anche minori, con una diffusione massiccia proprio su X. Le reazioni non si sono fatte attendere: diversi regolatori hanno minacciato interventi contro X, anche se il fenomeno si muove in una zona grigia dal punto di vista legale.

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