L’India sta esplorando una nuova fase della propria infrastruttura finanziaria digitale: dopo aver rivoluzionato i pagamenti con l’Unified Payments Interface (UPI), il Paese guarda alla tokenizzazione degli asset, alle valute digitali di banca centrale e a nuove modalità di emissione, trasferimento e regolamento degli strumenti finanziari. La Reserve Bank of India (RBI) e le autorità di vigilanza stanno sperimentando soluzioni che potrebbero cambiare il funzionamento dei mercati, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza senza rinunciare alle garanzie normative.
Dall’UPI agli asset tokenizzati: come cambia la finanza indiana
L’UPI rappresenta il punto di partenza di questa trasformazione. Nell’agosto 2026, secondo i dati della National Payments Corporation of India (NPCI) riportati da YourStory, il sistema ha gestito oltre 24,5 miliardi di transazioni, per un valore vicino a 29.800 miliardi di rupie. Il suo successo non dipende soltanto dalla velocità dei pagamenti, ma anche dalla presenza di un’infrastruttura interoperabile sulla quale banche, fintech e altri operatori possono sviluppare nuovi servizi.
Il passo successivo potrebbe riguardare non più soltanto il trasferimento di denaro, ma gli stessi strumenti finanziari. La tokenizzazione consiste nella creazione di una rappresentazione digitale di un’attività o di un diritto finanziario su un’infrastruttura programmabile. Tra gli esempi possibili figurano obbligazioni, quote di fondi, crediti commerciali e immobili.
Non si tratta semplicemente di trasferire un’attività esistente su una blockchain. La trasformazione riguarda anche le modalità con cui vengono definiti e gestiti la proprietà, i trasferimenti, i regolamenti e gli obblighi di conformità.
E-rupee e CBDC, la sperimentazione della Reserve Bank
La Reserve Bank of India sta esplorando forme tokenizzate di denaro attraverso l’e-rupee e le applicazioni all’ingrosso della central bank digital currency (CBDC), ovvero la valuta digitale emessa dalla banca centrale.
Un progetto rilevante è la Unified Markets Interface, concepita dalla RBI come una nuova infrastruttura per i mercati finanziari, capace di integrare la tokenizzazione degli strumenti finanziari e il regolamento attraverso CBDC all’ingrosso. L’obiettivo è sfruttare le potenzialità delle tecnologie digitali per rendere più efficienti le operazioni sui mercati.
Anche il settore dei titoli si sta muovendo. Il 10 settembre 2026, la Securities and Exchange Board of India (SEBI) ha annunciato il successo del lancio del progetto pilota Demat 2.0, dedicato alle obbligazioni societarie tokenizzate. L’iniziativa porta la sperimentazione all’interno di un mercato regolamentato, avvicinando queste tecnologie a possibili applicazioni operative.
Obbligazioni e immobili: le opportunità della tokenizzazione
Il reddito fisso costituisce uno degli ambiti più interessanti per l’introduzione degli asset tokenizzati. Le obbligazioni presentano infatti flussi di cassa, scadenze e registrazioni della proprietà definiti, caratteristiche che le rendono adatte a processi digitali di emissione e regolamento.
La tokenizzazione potrebbe consentire una proprietà più frazionata, favorire la liquidità e automatizzare alcune operazioni legate al ciclo di vita dei titoli, riducendo gli attriti tra emissione, trasferimento e regolamento.
Le potenzialità non si limitano alle obbligazioni. Nel settore immobiliare, una struttura tokenizzata potrebbe rappresentare interessi economici frazionati in un bene sottostante, purché adeguatamente organizzata dal punto di vista legale. Modelli simili potrebbero interessare anche infrastrutture e crediti commerciali.
Esiste tuttavia una distinzione fondamentale: creare un token non significa rendere automaticamente liquido un asset. La tecnologia può facilitare la rappresentazione digitale di un’attività, ma la sua negoziabilità dipende anche dall’esistenza di un mercato affidabile.
Regole e interoperabilità, le sfide per i mercati digitali
Perché la tokenizzazione diventi un’infrastruttura concreta, servono innanzitutto chiarezza giuridica e normativa. Gli investitori devono sapere quali diritti rappresenta un token, chi conserva il registro definitivo della proprietà e cosa accade in caso di insolvenza, inadempimento o controversia. La tecnologia può registrare la titolarità, ma sono le norme a stabilire il valore giuridico di quella registrazione.
Un secondo requisito è l’interoperabilità. L’esperienza dell’UPI dimostra l’importanza di standard comuni, capaci di collegare operatori diversi senza costringerli a utilizzare reti chiuse e incompatibili. Per gli asset tokenizzati, la sfida è ancora più ampia, perché le transazioni possono coinvolgere soggetti e mercati internazionali.
Portafogli digitali, custodi, registri, borse, sistemi di regolamento e istituzioni finanziarie dovranno poter interagire attraverso infrastrutture compatibili. Senza questa integrazione, il rischio è che la tokenizzazione rimanga confinata a una serie di progetti pilota isolati.
Fiducia istituzionale e sicurezza al centro della trasformazione
La terza condizione è la fiducia degli operatori. La tokenizzazione modifica i processi che coinvolgono emittenti, investitori, banche, depositari, intermediari e autorità di vigilanza. Tutti devono poter fare affidamento sugli stessi registri e controlli.
Per questo, sicurezza informatica, gestione delle chiavi digitali, identità, possibilità di recupero e verificabilità delle operazioni diventano elementi essenziali dell’infrastruttura dei mercati, non semplici questioni tecniche.
L’India può partire dall’esperienza maturata con le proprie infrastrutture digitali pubbliche, che hanno mostrato come sistemi condivisi per identità, pagamenti e scambio di dati possano favorire lo sviluppo di servizi privati. La sfida consiste ora nell’applicare principi analoghi agli asset finanziari, mantenendo le tutele richieste dai mercati regolamentati.
Dalla digitalizzazione dei pagamenti alla trasformazione degli asset
Il percorso indiano non riguarda, quindi, la sostituzione indiscriminata delle infrastrutture finanziarie esistenti con la blockchain. La questione è costruire un ecosistema programmabile, affidabile e interoperabile, in grado di funzionare anche su scala globale.
L’UPI ha dimostrato l’importanza di un sistema progettato per connettere operatori diversi e sostenere volumi elevati. Per gli asset tokenizzati, il passaggio successivo sarà combinare la fiducia dei mercati regolamentati con le possibilità offerte dagli strumenti digitali programmabili.
La trasformazione potrebbe incidere sul modo in cui gli strumenti finanziari vengono emessi, posseduti, trasferiti e resi accessibili. Il cambiamento più significativo non sarebbe dunque il semplice passaggio dai pagamenti tradizionali alla blockchain, ma l’estensione della digitalizzazione alle attività finanziarie e ai processi che si trovano dietro ogni transazione.
Fonte: YourStory