Il settore dell’energia è, insieme a quello finanziario, tra i più esposti agli attacchi hacker. A confermarlo è l’ultimo rapporto di Clusit secondo il quale il 2% degli attacchi alla cybersecurity riguarda proprio il settore Energy&Utilities.
La cybersecurity del settore energetico
I dati degli attacchi alla cybersecurity nel mercato dell’energia sono in costante aumento. Secondo il report di Clusit, solo negli ultimi quatto anni, il numero totale degli attacchi andati a buon fine è passato da 24 a 53. Crescita che è stata registrata soprattutto nell’ultimo anno. Ma la cosa più preoccupante è che sono in continuo aumento gli incidenti critical che passano dal 55% del 2022 al 67% del Q1 2023, mentre gli incidenti con impatto High restano stabili (dal 36 al 33%).
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Andando a vedere più nel dettaglio, emerge che nel 2022 sono cresciuti soprattutto gli attacchi a matrice information warfare, guerra dell’informazione, mentre nel primo trimestre 2023 si registra un aumento degli attacchi a matrice hacktivism.
Il malware, invece, resta la principale causa di attacco, passando dal 47% al 78%, con un 66% di crescita in valore assoluto. A livello geografico, infine, quasi la metà delle vittime del mondo (circa il 45%) proviene dall’Europa.
“È estremamente rilevante che il 13% di incidenti del 2022 hanno come punto di ingresso la presenza di vulnerabilità – spiegano gli esperti – Gli incidenti con impatto critico passano da oltre metà, a quasi due terzi. Si noti la totale assenza di incidenti con impatti bassi. L’impatto di un incidente in questo settore e possibili conseguenze per la popolazione, intere città, regioni o stati, sono talmente rilevanti che anche numeri esigui di incidenti, o una crescita tutto sommato in linea con gli altri settori di mercato, costituiscono un rischio inaccettabile per la società civile”, è stato dichiarato durante il convegno di presentazione della ricerca come ha riportato Ansa.