Digital Gold Institute: il mercato cripto chiude il 2025 in rosso ma l’istituzionalizzazione accelera

Il report del Digital Gold Institute fotografa un 2025 in cui la correzione dei prezzi non frena l’evoluzione del mercato: Bitcoin regge, cresce il peso degli investitori istituzionali

Redazione

Quarto trimestre in territorio negativo per il mercato delle criptovalute, che però chiude il 2025 con il processo di istituzionalizzazione che accelera e mostra segnali di consolidamento strutturale. Ad affermarlo è l’ultimo report trimestrale del Digital Gold Institute, ufficio studi di CheckSig e principale think tank europeo specializzato in Bitcoin, crypto-asset e blockchain. Giunto alla sua ventottesima edizione, il report segnala come la correzione dei prezzi non abbia interrotto il percorso di maturazione del settore. Anzi, nel corso dell’anno l’ecosistema ha progressivamente ridotto la componente speculativa a favore di un’adozione istituzionale di lungo periodo.

Bitcoin più resiliente, altcoin penalizzate dalla correzione

Il quarto trimestre del 2025 ha segnato una fase di normalizzazione dopo i forti rialzi della prima parte dell’anno. Bitcoin ha chiuso il Q4 con un calo del 23%, mostrando tuttavia una tenuta superiore rispetto alle principali altcoin. Nello stesso periodo, Ether ha perso il 28%, Ripple il 35% e Solana il 42%, evidenziando una maggiore vulnerabilità alle prese di profitto e alla riduzione della propensione al rischio.

Su base annua, il quadro appare più equilibrato. Bitcoin archivia il 2025 con una flessione contenuta del 6%, nettamente inferiore rispetto a quella delle principali alternative, confermando il suo ruolo di asset dominante nell’ecosistema cripto. Nonostante la chiusura lievemente negativa, l’anno resta significativo: nel corso del 2025 Bitcoin ha registrato quattro nuovi massimi storici, segnale di una domanda strutturale ancora solida.

Secondo il Digital Gold Institute, la fase correttiva del 2025 si distingue nettamente dai cicli precedenti. In passato, le inversioni di tendenza si traducevano in crolli generalizzati, con drawdown superiori all’80%. Nell’ultimo anno, invece, la discesa dei prezzi è stata più ordinata, sostenuta da maggiore liquidità, una più profonda struttura di mercato e una presenza istituzionale ormai stabile, fattori che hanno contribuito a contenere l’ampiezza della correzione.

ETF cripto e adozione istituzionale: segnali contrastanti

Anche il comparto degli ETF cripto ha risentito del rallentamento del mercato. Nel quarto trimestre hanno debuttato i primi ETF su XRP e Solana, un passaggio rilevante nel percorso di integrazione tra finanza tradizionale e asset digitali. Tuttavia, l’interesse per questi nuovi strumenti non si è tradotto in flussi significativi, segnalando un atteggiamento prudente da parte degli investitori.

Diverso il comportamento degli ETF su Bitcoin ed Ether. Gli ETF su Bitcoin hanno registrato deflussi per circa 0,9 miliardi di dollari su un totale di 56 miliardi, mentre gli ETF su Ether hanno visto deflussi pari a 0,4 miliardi su 12 miliardi, evidenziando una pressione relativa più intensa nel segmento legato alla seconda criptovaluta per capitalizzazione. Nel complesso, i dati indicano una maggiore capacità di tenuta degli strumenti legati a Bitcoin, coerente con il suo posizionamento come asset di riferimento.

Sul fronte dell’adozione istituzionale, il report segnala invece un trend in continua crescita. Banche centrali, fondi sovrani e grandi investitori istituzionali hanno incrementato le proprie esposizioni in criptovalute, con esempi che includono la Banca Centrale della Repubblica Ceca, il Fondo Intergenerazionale del Lussemburgo, l’Abu Dhabi Investment Council e Harvard.

Stablecoin, CBDC e regolamentazione europea

Come osserva Ferdinando Ametrano, Direttore Scientifico del Digital Gold Institute, nonostante la volatilità di breve periodo, “Bitcoin continua a consolidarsi come asset monetario globale emergente, sempre più presente nei portafogli istituzionali”.

E non solo il Bitcoin. L’interesse delle istituzioni verso le stablecoin è cresciuto, con il rafforzamento di progetti globali a matrice bancaria che testimoniano la progressiva integrazione degli asset digitali nel sistema finanziario tradizionale. Parallelamente, si è registrato un rallentamento di numerosi progetti di CBDC retail, ancora in fase di sviluppo, suggerendo un riequilibrio delle priorità strategiche da parte delle autorità monetarie.

In questo contesto, il quadro regolamentare europeo assume un ruolo centrale. Al 31 dicembre 2025, in Europa risultano 133 licenze MiCAR rilasciate, con Germania, Paesi Bassi e Francia in testa, a conferma di un’integrazione ormai avanzata del settore nei principali Paesi dell’Unione. L’Italia, invece, mostra un evidente ritardo: alla fine del 2025 non risultano licenze MiCAR rilasciate e l’aumento della tassazione sulle plusvalenze da cripto-attività dal 26% al 33% segnala, secondo il report, una visione strategica limitata.

Nonostante ciò, il mercato italiano presenta ancora ampi margini di sviluppo. Infatti, segnala Ametrano, oltre 2,5 milioni di italiani possiedono un conto cripto, “ma il sistema finanziario nazionale non ha ancora colto questa opportunità. Colmare il divario tra domanda e offerta sarà decisivo per la competitività futura”.

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