I robot ora possono percepire con l’udito grazie a SonicBoom

Dalla Carnegie Mellon arriva un sistema per braccia robotiche che localizza il tocco con precisione millimetrica usando solo il rumore del contatto

Redazione

Nel campo della robotica, la dipendenza quasi totale dalla vista ha rappresentato per anni un limite tanto pratico quanto tecnologico. Compiti che richiedono una percezione tattile — come muoversi in un ambiente naturale fitto di ostacoli — risultano difficili da eseguire quando i sensori visivi sono accecati da foglie, rami o polvere. La nuova tecnologia SonicBoom, sviluppata dai ricercatori della Carnegie Mellon University, propone un’idea radicale: usare il suono per restituire ai robot (o meglio alle braccia robotiche) un senso del tatto del tutto inedito.

SonicBoom: quando il suono diventa tatto

Per decenni, la robotica si è affidata quasi esclusivamente alla vista. Ma in molti contesti operativi, questo approccio mostra tutti i suoi limiti: basti pensare all’agricoltura, dove un robot che si muove tra rami e foglie può facilmente trovarsi “accecato”. I sensori tattili visivi esistenti, basati sulla deformazione di gel osservati da telecamere, risultano fragili, costosi e poco adatti a condizioni ambientali complesse.

La Carnegie Mellon University ha proposto una strada radicalmente diversa: dare alle macchine un senso dell’udito per percepire il contatto fisico. Il progetto si chiama SonicBoom e introduce un principio nuovo: il tatto acustico. Ogni volta che il braccio robotico entra in contatto con un oggetto, le onde sonore generate dall’impatto si propagano lungo la sua struttura.

Una serie di microfoni a contatto, piccoli e protetti, rileva queste vibrazioni. Analizzando il tempo di arrivo del suono a ciascun microfono, il sistema è in grado di determinare con precisione millimetrica il punto esatto in cui è avvenuto il contatto.

Un sistema economico, preciso e potenziato dall’AI

L’approccio acustico di SonicBoom non solo è più robusto dei sensori visivi – perché non ha componenti esposti e fragili – ma è anche più economico, richiedendo solo pochi microfoni distribuiti nella struttura del braccio. Il cuore dell’innovazione, però, è nell’uso dell’intelligenza artificiale: il sistema è stato addestrato con oltre 18.000 interazioni, tutte registrate toccando il braccio robotico con un’asticella di legno. In questo modo, l’algoritmo ha imparato ad associare ogni suono a una posizione specifica.

I risultati sono impressionanti: come riportato su IEEE Xplore, il sistema riesce a identificare un tocco con un margine di errore di appena 0,43 cm su materiali noti, e mantiene un’ottima precisione (2,22 cm) anche quando entra in contatto con materiali mai “ascoltati” prima, come plastica o alluminio.

I test hanno già mostrato che SonicBoom può guidare un robot tra rami e ostacoli in ambienti simulati con scarsa visibilità. Il prossimo obiettivo? Insegnare al sistema a riconoscere non solo dove, ma anche cosa sta toccando: una foglia fragile, un ramo resistente o un tronco. Una sfida che promette di rivoluzionare ancora una volta la percezione robotica.

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