Altra novità direttamente dal keynote Google I/O 2024: un nuovo modo per manovrare direttamente il cursore del proprio display senza usare le mani. Bastano solo le espressioni facciali e i movimenti della testa. Ecco Project Gameface, l’ultima trovata di Big G che strizza l’occhio ai prodigi neurali di Link, il chip di Neuralink. Non più prerogativa del desktop, ora Gameface è disponibile anche su Android.
Cos’è Project Gameface
Project Gameface è un mouse open source virtuale specifico per i giochi, che consente agli utenti di utilizzare espressioni facciali e movimenti della testa per controllare un cursore.
Già lanciato al Google I/O 2023 nella versione Desktop, nel recente keynote Google ha voluto ampliare il numero di dispositivi supportati portando questa tecnologia su Android. Nella sua versione per smartphone, Gameface presenta un nuovo cursore virtuale programmato per muoversi in base ai movimenti della testa dell’utente.
Come funziona su Android
All’inizio il Project era creato appositamente per aiutare gli utenti tetraplegici a giocare, grazie appunto a questa sorta di mouse virtuale. In pratica gli utenti possono controllare il cursore attraverso i movimenti della bocca e eseguire azioni di clic e trascinamento alzando le sopracciglia.
Nel caso della versione Android, Gameface è capace di interpretare le espressioni facciali dell’utente con maggior precisione, a patto però di avere un feed video chiaro della fotocamera. Su Android, Gameface informerà l’utente quando la fotocamera viene utilizzata, mostrando un overlay del feed video della fotocamera.
Proprio come nella versione desktop, Gameface su Android consente agli utenti di personalizzare la propria esperienza mappando diverse espressioni facciali su input preferiti. Gli utenti possono scegliere diverse espressioni facciali per le comuni operazioni di navigazione Android come:
- selezionare un elemento;
- tornare alla schermata precedente;
- aprire le notifiche.
Per dare agli utenti ancora più controllo, il Progetto Gameface consente agli utenti di eseguire una ‘funzione di trascinamento’, che consentirà loro di eseguire compiti ancora più complessi come lo swipe in diverse direzioni.