Il calore di scarto è uno spreco che fino ad oggi era impensabile riutilizzare. Anche perché si tratta del calore che emanano computer, server, in pratica tutti gli elettrodomestici o i dispositivi anche a uso industriale. Eppure, con il progetto HEATWISE non solo si può evitare questo spreco, ma anzi si può trasformare questo calore in nuova energia per la casa. O meglio, in un nuovo modo per riscaldarla.
HEATWISE perfeziona il recupero del calore di scarto
Ufficialmente iniziato all’inizio del 2024 e dalla durata di 3 anni, il progetto HEATWISE è supportato dall’UE nell’ambito del programma di ricerca e innovazione Horizon Europe e dal Segretariato di Stato svizzero per l’Istruzione, la Ricerca e l’Innovazione (SERI).
Sono ben dodici i partner di ricerca e dell’industria, provenienti da otto paesi, che partecipato al progetto e che si sono uniti per ripensare l’uso dell’energia negli edifici con carichi IT estesi, come ospedali, università, edifici di ricerca e uffici, tutti pieni di dispositivi tecnici e infrastrutture IT. Anche perché far funzionare questi apparecchi richiede energia, e contemporaneamente genera calore residuo spesso non sfruttato.
Per questo il primo compito di Binod Koirala, alla guida del laboratorio Urban Energy Systems dell’Empa, sarà quello di individuare il potenziale di guadagno di calore utilizzando dati reali dall’edificio di ricerca NEST di Empa.
Koirala e il suo team si concentreranno non solo sull’infrastruttura IT, dai server nel seminterrato ai computer negli uffici, ma anche sul modo con cui reimpiegare il calore di scarto generato dalla presenza delle persone in un determinato ambiente.
L’impianto pilota di NEST
Da circa due anni, sotto il NEST si trova un edge data center, il cui calore di scarto viene già immesso nella rete a media e bassa temperatura e utilizzato per il riscaldamento. È a tutti gli effetti un progetto pilota, o meglio un impianto pilota, che, oltre a ricercare l’ottimizzazione della gestione energetica, permette di investigare sull’uso di soluzioni innovative di raffreddamento per sistemi IT ad alte prestazioni.
L’obiettivo finale è infatti di sviluppare algoritmi di controllo predittivo che collegano la gestione energetica dell’infrastruttura IT con la tecnologia degli edifici e che possano anche tenere conto di altri aspetti. Questi algoritmi di controllo multi-obbiettivo saranno poi trasferiti e implementati in altri quattro impianti pilota nell’ambito di HEATWISE:
- un centro di ricerca e sviluppo IT in Polonia,
- gli edifici dell’Università di Aalborg in Danimarca,
- una fabbrica di automobili in Turchia,
- il campus di Empa a Dübendorf.
Il centro dati, attualmente raffreddato ad aria, sta ora per essere integrato da un sistema di raffreddamento a liquido su chip di nuova concezione sviluppato dal partner israeliano ZutaCore. Il calore recuperato raggiunge temperature fino a 70°C.