La pandemia ha cambiato ritmi di vita, regole e processi. Ha scardinato ciò che fino a pochi mesi prima pareva un dogma incrollabile e ha disegnati nuovi confini abbattendone altri. Un rimescolamento di regole che ha fatto emergere come centrale il ruolo della tecnologia e del digitale, tanto nella vita lavorativa e scolastica quanto in quella privata. Questo fenomeno così peculiare ha anche accelerato alcune dinamiche di adozione degli strumenti tecnologici e ha premiato alcune realtà digitali.
Primi fra tutti i social network. Con il Covid la loro presenza è diventata ancora più profonda e primaria, soprattutto nella vita dei giovani. Secondo l’indagine sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca Iard su un campione di oltre 10.500 studenti tra i 13 e i 19 anni e ripresa da Ansa, si è abbassata l’età in cui i giovani entrano in possesso di uno smartphone, proprio a causa della pandemia.
Sul campione di intervistati, l’80% riconosce di aver fatto un uso dei social molto più massivo rispetto al 2020, con il 45% che ha precisato di aver utilizzato tali piattaforme “molto più che in passato”. E già ben prima che il Covid-19 divenisse realtà limitante, ci si interrogava sulla dipendenza da smartphone e social, non solo nei giovani.
Un dato conferma che la volontà è quella di rimanere sempre connessi, anche quando inconsapevoli: il 76,5% degli intervistati non spegne il cellulare neanche di notte. Ma a destare dubbi è la curva di adozione che si continua spostare verso un’età sempre più bassa. Nel 2019 i ragazzi sotto gli 11 anni ad avere uno smartphone erano il 60,4% degli adolescenti. Oggi la percentuale è cresciuta di ben 18 punti.
E i social? Gli under 11 a utilizzarli nel 2019 erano il 34,5%. Oggi sono il 41,8%. A dare una forte spinta a questo dato è sicuramente TikTok, è passato in un anno da un utilizzo da parte del 28,7% del campione (indagine 2020) al 65% (indagine 2021).
Rischi che però potrebbero tramutarsi in opportunità. Da un lato è un indicatore forte la volontà di Instagram di creare una versione del social esclusivamente dedicata ai giovanissimi. Il dato è lampante: i giovani poco più che bambini usano i social. Forse creare uno spazio ad hoc all’interno degli stessi non è poi un’idea così poco lungimirante. Dall’altro lato potrebbe essere l’occasione giusta per sviluppare programmi seri di alfabetizzazione digitale all’interno delle scuole.
Non basta infatti che i bambini sappiano accedere e utilizzare le piattaforme: devono essere consci dei rischi che corrono e che potrebbero produrre per gli altri utenti. È questa la base di partenza per creare generazioni di cittadini digitali più consapevoli, in grado di utilizzare internet in un modo ancora del tutto inesplorato.