A luglio, il centro Fundamental AI Research (FAIR) di Meta ha rilasciato il suo grande modello linguistico Llama 2 in modo relativamente aperto e gratuito, in netto contrasto con i suoi maggiori concorrenti. Ma è davvero così?
Anche se la licenza di Meta rende Llama 2 gratuito per molti, si tratta comunque di una licenza limitata che non soddisfa tutti i requisiti dell’Open Source Initiative (OSI). Per questo vuole che le cose cambino in futuro.
Quando un open source è tale? Il caso di Llama 2
Parlare di Llama 2 come un open source potrebbe essere fuorviante. Come sottolineato nella definizione di Open Source dell’OSI, l’open source è offrire ridistribuzione gratuita, accesso al codice sorgente, consentire modifiche e non deve essere legato a un prodotto specifico. Quello di Meta non è così. C’è la richiesta di un canone di licenza per tutti gli sviluppatori, nonché il divieto ad altri modelli di addestrarsi su Llama.
A The Verge, Joelle Pineau, responsabile di FAIR e vicepresidente di Meta per la ricerca sull’intelligenza artificiale, sostiene che i limiti del servizio di Meta sono necessari per equilibrare i vantaggi della condivisione delle informazioni e i potenziali costi per l’attività di Meta.
Inoltre, gli attuali schemi di licenza non sono stati progettati per funzionare con software che accettano grandi quantità di dati esterni. Infatti la maggior parte delle licenze danno una responsabilità limitata agli utenti e agli sviluppatori e un’indennità molto limitata in caso di violazione del copyright.
E Llama 2 è molto più esteso, e chiede maggiori responsabilità ai propri utenti: in tutto ciò l’attuale raccolta di licenze software non copre tale inevitabilità. Per questo deve cambiare.
L’intelligenza artificiale deve essere collaborativa
Secondo The Verge, Meta è coinvolta in gruppi industriali come Partnership on AI e MLCommons per aiutare a sviluppare parametri di riferimento del modello di base e linee guida sull’implementazione sicura del modello.
Quindi c’è una collaborazione, ma più aziendale che generale. L’approccio di Meta all’apertura sembra nuovo nel mondo delle grandi aziende di intelligenza artificiale. Si conti che OpenAI è nata come una società di ricerca più open source e aperta.
Eppure Meta vuole puntare a evolvere le attuali licenze utente per adattarle meglio ai modelli di intelligenza artificiale. Dello stesso avviso è anche l’OSI, che sta esaminando come lavorare con gli sviluppatori di intelligenza artificiale per fornire un accesso trasparente, senza autorizzazione, ma sicuro ai modelli.
Sempre l’OSI è anche in procinto di creare una definizione di open source in relazione all’intelligenza artificiale.