Il piccolo robot ergoCub è l’evoluzione dell’umanoide bambino iCub dell’Istituto italiano di tecnologia (IIT). Il nome è anche lo stesso del progetto realizzato dall’IIT con Inail ed è una delle sette iniziative internazionali selezionate dalla Global Partnership on Artificial Intelligence (GPAI), incaricata dal G7 del 2018 di monitorare e indirizzare lo sviluppo etico, sostenibile e responsabile dell’intelligenza artificiale. L’area tematica in cui rientrano ergoCub e gli altri sei progetti selezionati, provenienti da Rwanda, India, Messico, Canada, Svizzera e Germania, è quella “Future of work”, dedicata alla sicurezza dei lavoratori e individuata nel vertice del G7 di Hiroshima dello scorso maggio.
Il robot ergoCub
Il robot ergoCub è stato progettato per favorire l’integrazione di un umanoide all’interno dell’ambiente di lavoro. Per farlo si serve dell’intelligenza artificiale che, in particolare, gli consente di riconoscere visivamente oggetti e azioni e di manipolare un oggetto con entrambe le mani in scenari in cui è richiesta la collaborazione con un essere umano.
Il robot è alto appena 150 centimetri e pesa 55,7 chilogrammi. Da un punto di vista tecnico è dotato di mani ottimizzate per trasportare carichi pesanti e un viso con display Oled che gli permette di avere interazioni più espressive. A questi si aggiunge anche una fotocamera per la visione in profondità e un lidar, uno strumento laser di telerilevamento per la navigazione. In ultimo, ma non certo per importanza vista la mission del progetto, la tecnologia di ergoCub è completata da iFeel, una tuta sensorizzata che permette il monitoraggio in tempo reale sia degli sforzi che dei movimenti del corpo di chi la indossa. Gli algoritmi di intelligenza artificiale elaborano le informazioni dei sensori per anticipare lo sforzo muscolo-scheletrico della persona e allertare, attraverso una vibrazione, il lavoratore che sta per compiere un gesto pericoloso per la sua salute fisica, prevenendo così il rischio di infortunio o affaticamento.