In pochi anni ha raggiunto grandi obiettivi nel settore di riferimento, quello dei semiconduttori, attualmente in grado di competere a livello internazionale con i “big” del mercato.
Questa è Microtest, startup italiana nata nel nel 1999 ad Altopascio in provincia di Lucca, dall’ambizione di Moreno Lupi e Giuseppe Amelio, oggi amministratore delegato della società.
Microtest punta a diventare leader nel settore dei semiconduttori
Negli ultimi 24 anni Microtest s’è fatta valere come azienda, arrivando a concentrarsi eccellentemente sulla progettazione e realizzazione di macchine per il test di wafer di silicio e semiconduttori, oltre a mettere a disposizione delle test house, in Italia e Malesia, per svolgere direttamente gli esami.
Di recente ha messo in atto anche una terza linea di business, dedicata alla microelettronica. E a breve sta puntando a integrare i processi di sviluppo di un nuovo chip, dalla progettazione all’industrializzazione di prodotti finiti realizzati su misura per i clienti business.
Ad oggi l’azienda conta oltre 28 brevetti attivi e di sua proprietà, e sta investendo fino al 15% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo. Da circa un anno l’azienda è controllata da Xenon un fondo italiano di private equity.
La nascita di un polo dei semiconduttori
L’ambizione di Microtest è di creare un polo dei semiconduttori, per dimostrare le capacità dell’Italia di produrre tecnologia. La società vuole essere in grado di generare un chip, di qualunque tipo e di complessità, dall’idea alla consegna. Il traguardo massimo sarebbe costruirlo completamente in Italia.
A tal fine, la società ha acquistato test Inspire in Olanda e ora puntano a fare un’OPA su un’altra società per creare un polo internazionale. Sul tavolo ci sono 29 milioni di euro per Roodmicrotec, ma l’obiettivo è anche quello di penetrare velocemente mercati esteri come quello degli Stati Uniti.
L’Unione europea è in campo con il Chips Act che a luglio ha messo a disposizione 3,3 miliardi di euro per sostenere l’industria europea dei semiconduttori. “L’Europa in questo momento non ha delle strutture di assembly o di sewing. Ma con il Chips Act possiamo creare questa catena del valore per arrivare al prodotto finito, una linea produttiva che al momento in Italia e in Europa non c’è”, racconta Amelio a Startup Magazine.