Gli Stati Uniti stringono la morsa sui dispositivi tecnologici stranieri. La Federal Communications Commission (FCC), durante la seconda amministrazione Trump, ha progressivamente esteso le restrizioni su droni, router, robot domestici e altri apparecchi elettronici prodotti fuori dal Paese. Una stretta che coinvolge anche prodotti di largo consumo, come i robot aspirapolvere Roomba, e che rischia di ridisegnare gli equilibri del mercato americano dell’elettronica.
La strategia, avviata nel dicembre 2025 con il blocco dei nuovi droni stranieri, si è poi allargata ad altre categorie di dispositivi. Il governo giustifica le decisioni con ragioni di sicurezza nazionale, ma finora non ha presentato pubblicamente prove concrete dei rischi attribuiti ai prodotti interessati. Nel frattempo, le deroghe concesse ad alcune aziende alimentano interrogativi sulla trasparenza dei criteri adottati.
Dal settore delle telecomunicazioni ai dispositivi nelle case americane
La diffidenza degli Stati Uniti nei confronti delle tecnologie cinesi non è una novità. Da oltre dieci anni Washington guarda con sospetto ai produttori di apparecchiature per le telecomunicazioni come Huawei e ZTE, arrivando a imporre agli operatori americani la sostituzione delle infrastrutture considerate problematiche.
Con la seconda amministrazione Trump, però, il perimetro delle restrizioni si è ampliato notevolmente. La FCC guidata da Brendan Carr ha iniziato a intervenire anche sull’elettronica destinata ai consumatori. Il primo provvedimento è arrivato nel dicembre 2025, quando sono stati bloccati i futuri droni prodotti all’estero, salvo specifiche autorizzazioni. Successivamente, la stretta ha interessato i router, i robot e gli inverter di potenza.
Tra i prodotti coinvolti figurano anche i robot aspirapolvere di produzione straniera, categoria nella quale rientrano dispositivi commercializzati da marchi molto conosciuti. La decisione dimostra quanto il provvedimento possa incidere sulla quotidianità dei consumatori, andando ben oltre le infrastrutture considerate strategiche.
Waiver e deroghe: perché alcune aziende possono continuare a vendere
Uno degli aspetti più controversi riguarda le deroghe, chiamate waiver, attraverso le quali alcuni produttori possono ottenere il permesso di introdurre nuovi dispositivi sul mercato statunitense. Le autorizzazioni, tuttavia, non seguono un percorso che appare sempre comprensibile dall’esterno.
Un esempio recente è quello di MSI, azienda taiwanese che ha ottenuto un’approvazione condizionata per commercializzare due specifici router, Radix GRBE94 e GRBE34, subordinata alla certificazione dei dispositivi. Asus e Netgear hanno invece ricevuto autorizzazioni più ampie per i propri nuovi router, senza rendere pubblici tutti i dettagli delle condizioni ottenute.
Situazione diversa per TP-Link, che ha manifestato la disponibilità a investire quasi un miliardo di dollari negli Stati Uniti per avviare attività produttive e creare centinaia di posti di lavoro. L’azienda punta così a ottenere il via libera per i propri dispositivi Wi-Fi 8. Anche Amazon, attraverso Eero, ha ricevuto un’approvazione condizionata. Le differenze di trattamento continuano però ad alimentare dubbi tra gli operatori del settore.
Il problema delle alternative prodotte negli Stati Uniti
La principale contraddizione del ban riguarda la capacità dell’industria americana di sostituire i prodotti esclusi dal mercato. Gran parte dell’elettronica di consumo viene infatti realizzata all’estero. Questo vale soprattutto per router, droni e robot domestici, ma anche per i computer commercializzati da marchi come Apple, Dell e HP.
Di conseguenza, limitare l’ingresso dei dispositivi stranieri senza disporre di una filiera produttiva nazionale sufficientemente sviluppata rischia di creare difficoltà nell’approvvigionamento. Le conseguenze potrebbero riguardare la disponibilità dei prodotti e i prezzi finali, mentre le aziende interessate devono valutare investimenti importanti per trasferire o avviare nuove attività negli Stati Uniti.
Le ripercussioni potrebbero coinvolgere anche le piattaforme di vendita online. Etsy, per esempio, ha espresso preoccupazione per una proposta che obbligherebbe i marketplace a verificare lo status FCC dei dispositivi prima di inserirli nei propri cataloghi, chiedendo un’esenzione per i piccoli venditori.
Sicurezza nazionale e assenza di prove pubbliche
La giustificazione ufficiale delle restrizioni è legata alla sicurezza nazionale. Secondo la FCC, droni, router e robot prodotti all’estero possono rappresentare un rischio per gli Stati Uniti. Il problema è che l’amministrazione non ha finora diffuso prove pubbliche specifiche a sostegno delle proprie decisioni.
Un’altra questione riguarda i dispositivi già presenti sul territorio americano. Le nuove restrizioni interessano soprattutto le future importazioni e autorizzazioni, senza tradursi in un divieto generalizzato di utilizzo degli apparecchi già acquistati dai consumatori. Inoltre, la FCC non ha chiarito in modo esaustivo perché alcune aziende riescano a ottenere deroghe e altre no.
La stretta si sta estendendo anche ai laboratori che certificano i prodotti. L’obiettivo dell’autorità è escludere, a partire da dicembre 2028, i laboratori cinesi dal sistema di test per i dispositivi destinati al mercato statunitense, ammettendo strutture situate negli Stati Uniti o in economie considerate reciprocamente affidabili.
Controlli sui produttori e casi di aggiramento del divieto
La FCC sta inoltre intensificando le verifiche sulle società sospettate di utilizzare marchi e strutture societarie per aggirare le restrizioni. Tra i casi seguiti da The Verge figurano aziende considerate potenzialmente collegate a DJI, produttore cinese di droni e videocamere.
In particolare, l’autorità ha avviato iniziative contro otto società sospettate di commercializzare dispositivi riconducibili a tecnologie DJI, proponendo sanzioni da 25.000 dollari e valutando ulteriori restrizioni sulle attività di importazione e vendita. Anche Odyssey Robot è finita nel mirino della FCC, che ha revocato le autorizzazioni dopo le verifiche sulle attività dell’azienda.
Un altro caso riguarda Xtra Technology, società che aveva presentato una nuova videocamera ispirata ai prodotti DJI. L’azienda ha sospeso i preordini e annunciato il rimborso dei depositi ricevuti, senza fornire una data certa per un eventuale lancio futuro.
Quali scenari per il mercato tecnologico americano
La politica della FCC apre una fase di forte incertezza per produttori, distributori e consumatori. Le aziende straniere devono capire se sia più conveniente chiedere un’esenzione, investire nella produzione americana oppure rinunciare temporaneamente a una parte del mercato statunitense.
Il problema riguarda anche la futura estensione delle restrizioni. Oltre ai divieti già introdotti, l’esclusione dei laboratori cinesi dai processi di certificazione potrebbe rendere più complessa l’autorizzazione di nuovi dispositivi. Nel frattempo, le piattaforme di commercio elettronico e i rivenditori devono prepararsi a eventuali nuovi obblighi di verifica.
Il risultato è un mercato nel quale la provenienza geografica dei dispositivi sta diventando un elemento determinante per la loro commercializzazione. Una trasformazione che potrebbe avere conseguenze importanti soprattutto in quei comparti in cui la produzione americana non è ancora in grado di soddisfare la domanda interna.
Fonte: The Verge