L’intelligenza artificiale sta diventando una priorità strategica per le imprese, ma la tecnologia da sola non basta a garantire una trasformazione efficace. Competenze, benessere, inclusione e innovazione digitale devono procedere insieme, superando la separazione tra gestione delle persone e sviluppo tecnologico.
È quanto emerge dalla terza edizione del Social Sustainability Monitor, l’osservatorio realizzato dal Sustainability Lab di SDA Bocconi School of Management e da SD Worx, con il contributo di Harvard Business Review Italia e il patrocinio di AIDP Lombardia.
Intelligenza artificiale, una priorità per le strategie aziendali
La ricerca Persone e tecnologie: percorsi di crescita condivisa ha coinvolto 21 aziende italiane per analizzare il rapporto tra sostenibilità sociale, digitalizzazione e intelligenza artificiale. Per valutare il livello di integrazione raggiunto, è stata sviluppata la Social & Digital Matrix, basata su 30 indicatori, 15 sociali e 15 digitali, che individua quattro profili organizzativi: essenziali, relazionali, integrate e digitali.
Guardando ai risultati, la trasformazione digitale ha raggiunto un livello di maturità elevato nelle organizzazioni analizzate. Tutte le 21 imprese dichiarano di avere una strategia di innovazione digitale formalizzata e approvata dal vertice aziendale. Cloud, automazione, cybersecurity, analytics e intelligenza artificiale sono ormai componenti strutturali dei principali processi di business.
Particolarmente significativo è il dato sulla governance dell’IA: 17 aziende su 21 hanno già adottato, oppure stanno definendo, una policy dedicata, mentre 13 hanno istituito comitati per supervisionarne l’utilizzo sotto il profilo etico, normativo e organizzativo.
L’intelligenza artificiale viene impiegata soprattutto per migliorare l’efficienza dei processi, analizzare i dati e sostenere le decisioni. La diffusione di numerose applicazioni, in alcuni casi decine di sistemi differenti all’interno della stessa organizzazione, rende però necessario rafforzare le strutture di controllo e diffondere competenze adeguate a tutti i livelli.
Le aziende mostrano inoltre una crescente attenzione all’adozione responsabile dell’IA, con particolare riguardo a trasparenza, sicurezza, conformità normativa e tutela delle persone.
Come sottolinea Alessia Rigoni, Managing Director di SD Worx per l’Italia, la trasformazione digitale è prima di tutto una sfida organizzativa e culturale: “ecco perché oggi essere il partner giusto per un’azienda che sta affrontando questo cambiamento, non significa solo fornire la tecnologia migliore, ma anche comprenderne il percorso, le sfide e gli obiettivi, e accompagnarlo nella conoscenza e nell’utilizzo degli strumenti a disposizione, investendo sulle persone”.
Le competenze diventano il vero fattore competitivo
Se la tecnologia accelera il cambiamento, sono le competenze a determinarne l’efficacia. Secondo lo studio, 17 aziende su 21 hanno avviato programmi di upskilling e reskilling, con l’obiettivo di aggiornare le capacità professionali e accompagnare l’evoluzione dei processi.
La formazione non riguarda soltanto le abilità tecniche e digitali. Comprende anche la collaborazione, la data literacy, l’utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale e l’aggiornamento professionale continuo. L’automazione richiederà infatti nuove competenze e una progressiva ridefinizione di ruoli e professionalità.
Tra le priorità individuate per i prossimi mesi figurano lo sviluppo delle competenze digitali, il workforce planning, la mappatura delle skill, i sistemi di people analytics e i percorsi formativi specifici sull’IA.
Il capitale umano assume così un ruolo centrale nelle strategie di innovazione. Non è sufficiente introdurre nuovi strumenti: le organizzazioni devono anche mettere i lavoratori nelle condizioni di comprenderli e utilizzarli efficacemente.
Sostenibilità sociale, un elemento strutturale per le imprese
Parallelamente agli investimenti tecnologici, le aziende coinvolte mostrano una crescente attenzione alla sostenibilità sociale. Venti imprese su 21 dispongono di un comitato dedicato a questo ambito, che dialoga periodicamente con il top management.
Il dato segnala il passaggio da una concezione legata principalmente al welfare e alla responsabilità sociale a un approccio che integra la gestione delle persone nella strategia aziendale.
Le organizzazioni presentano inoltre livelli elevati di stabilità occupazionale, con percentuali di contratti a tempo indeterminato generalmente comprese tra il 90% e il 98%. Tra le iniziative più diffuse figurano attività di ascolto organizzativo, programmi di engagement, formazione, inclusione, welfare e flessibilità lavorativa.
Un’attenzione particolare è riservata a equità retributiva, parità di genere, salute e benessere, considerati fattori importanti per attrarre e trattenere talenti in un mercato del lavoro sempre più competitivo, soprattutto per i profili digitali specializzati.
Superare i silos e misurare i risultati
La criticità principale individuata dal Social Sustainability Monitor riguarda la difficoltà di collegare le iniziative esistenti e misurarne concretamente l’impatto. Il problema, quindi, non è necessariamente la mancanza di progetti dedicati alla formazione, al welfare, all’inclusione o all’innovazione, quanto la loro frammentazione all’interno delle organizzazioni.
Come osserva il professor Francesco Perrini, Associate Dean for Sustainability di SDA Bocconi School of Management e professore ordinario di Economia e gestione delle imprese all’Università Bocconi, la sfida consiste nel superare le logiche a silos. “Significa mettere le persone al centro dei processi di trasformazione e, soprattutto, passare dalla rendicontazione delle iniziative alla misurazione dei risultati e del valore effettivamente generato nel tempo. Il digitale è il mezzo, la sostenibilità il fine”,
Per riuscirci servono indicatori condivisi, strumenti di monitoraggio e modelli di governance capaci di valutare l’efficacia degli investimenti nel tempo. Le imprese presentano infatti livelli differenti nella capacità di tradurre strategie e progetti in risultati misurabili e confrontabili.
Integrare innovazione digitale e sostenibilità sociale diventa quindi una leva per creare valore nel lungo periodo: tecnologia, competenze, governance dell’intelligenza artificiale e politiche per le persone devono evolvere insieme, anziché procedere lungo percorsi separati.