Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
L’AI nella sanità indiana sta entrando in una nuova fase: dalle sperimentazioni iniziali si passa a un utilizzo sempre più concreto all’interno delle strutture sanitarie. È quanto emerge dal report congiunto di Bain & Company e HealthQuad, intitolato AI in Indian Healthcare Delivery, secondo cui le prossime aree di maggiore sviluppo saranno soprattutto il monitoraggio remoto dei pazienti, l’ottimizzazione delle sale operatorie e delle terapie intensive (OT/ICU) e la gestione delle malattie croniche dopo le dimissioni.
L’espansione dell’AI nella sanità indiana
Il report evidenzia un cambiamento significativo nell’approccio dei provider sanitari indiani. L’intelligenza artificiale non viene più considerata soltanto come uno strumento da testare attraverso progetti sperimentali, ma sta iniziando a essere applicata concretamente nelle attività sanitarie.
Una delle principali applicazioni riguarda la riduzione del carico amministrativo che grava sui professionisti della salute. L’obiettivo è rendere più efficienti alcuni processi e liberare risorse per le attività cliniche.
Secondo Bain & Company e HealthQuad, tuttavia, la vera opportunità prospettica è rappresentata dalla connected clinical care, cioè dall’integrazione digitale delle diverse fasi dell’assistenza. Un ostacolo importante resta però il livello di adozione delle cartelle cliniche elettroniche (EMR), che in India si attesta attualmente al 35%.
Monitoraggio remoto e ottimizzazione delle terapie intensive
Tra le aree con il maggiore potenziale di crescita spicca il monitoraggio remoto dei pazienti, insieme all’ottimizzazione delle attività in sala operatoria e nelle unità di terapia intensiva. A queste si aggiunge la gestione delle malattie croniche nella fase successiva alla dimissione dall’ospedale.
Si tratta, secondo il report, di vere e proprie aree ancora poco sfruttate, nelle quali l’AI potrebbe offrire un significativo margine di sviluppo. In particolare, l’ottimizzazione delle ICU rappresenta uno degli spazi nei quali la tecnologia potrebbe contribuire a migliorare l’impiego delle risorse disponibili.
Il potenziale dell’AI è inoltre sostenuto da una rapida evoluzione delle sue capacità. Dal 2023, infatti, la quantità di attività di livello esperto che l’intelligenza artificiale è in grado di completare autonomamente raddoppia ogni 6-9 mesi, mentre il costo dei modelli di frontiera è diminuito di circa il 92% nello stesso periodo.
Dall’approccio pilota all’integrazione nei flussi sanitari
Il passaggio dalla sperimentazione all’utilizzo operativo rappresenta uno degli elementi centrali evidenziati dallo studio. I provider stanno cercando di trasformare l’AI in uno strumento capace di produrre valore concreto e facilmente implementabile, invece di concentrarsi esclusivamente sulle prestazioni dei modelli.
«La prossima fase dell’adozione sarà determinata dalla capacità dei provider di combinare valore, implementabilità e fiducia, non semplicemente dall’accesso a modelli AI più avanzati», ha dichiarato Dhruv Sukhrani, responsabile della practice Healthcare & Life Sciences di Bain & Company in India.
Secondo il report, con la costruzione delle necessarie basi infrastrutturali e dei dati, il divario tra gli operatori che si muovono per primi e il resto del settore potrebbe allargarsi rapidamente.
Ostacoli e opportunità per la sanità digitale
L’India presenta condizioni considerate favorevoli per una diffusione dell’AI più rapida rispetto alle precedenti fasi di trasformazione digitale. Tra i fattori indicati dal report figurano le iniziative del governo, la crescente penetrazione delle cartelle cliniche elettroniche e un vivace ecosistema di startup.
Allo stesso tempo, restano ampi spazi ancora da sviluppare. Le cosiddette whitespaces riguardano soprattutto settori come l’ottimizzazione delle terapie intensive e la gestione delle malattie croniche, dove l’AI potrebbe diventare un vero moltiplicatore di capacità per gli operatori sanitari.
Il futuro dell’AI in healthcare secondo il report
Per i provider indiani, quindi, la sfida non riguarda soltanto l’adozione di nuovi modelli, ma la capacità di trasformarli in strumenti affidabili e concretamente utilizzabili. Il monitoraggio remoto, l’ottimizzazione delle OT/ICU e l’assistenza ai pazienti cronici dopo le dimissioni emergono come le prossime grandi frontiere di crescita.
Per le startup si apre inoltre un’opportunità specifica: i provider privi di solide capacità tecnologiche interne possono rappresentare un mercato importante per piattaforme integrate in grado di accompagnare le strutture nell’adozione dell’AI.
Come orientarsi ora nel settore AI in healthcare
La prospettiva delineata da Bain & Company e HealthQuad suggerisce dunque un mercato in cui l’AI sta passando dalla promessa alla capacità di incidere concretamente sull’organizzazione sanitaria. «L’AI può potenzialmente cambiare questa equazione, diventando non solo una leva per l’efficienza, ma un moltiplicatore di capacità», ha sottolineato Namit Chugh, Director di HealthQuad.
Il report individua così un passaggio decisivo: mentre le infrastrutture di dati e le tecnologie diventano più mature, saranno soprattutto valore, possibilità di implementazione e fiducia a determinare la velocità con cui l’AI riuscirà a entrare stabilmente nella sanità indiana.
Fonte: YourStory