Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
Un gruppo di ricercatori del MIT ha sviluppato un nuovo metodo per progettare materiali adattivi stampati in 3D, prendendo spunto dal comportamento delle pigne. Le loro squame riescono infatti ad aprirsi e chiudersi in risposta all’umidità, senza bisogno di motori, sensori o alimentazione esterna. L’obiettivo dello studio è trasformare questo meccanismo naturale in una metodologia ingegneristica riutilizzabile, con possibili applicazioni nella robotica, nei dispositivi biomedicali e nei materiali per l’edilizia.
La pigna diventa un modello per i materiali responsivi
Quando l’aria è secca, le squame di una pigna si aprono per favorire la dispersione dei semi; in condizioni umide, invece, si richiudono per proteggerli dall’umidità. Questo movimento non dipende da un singolo componente, ma nasce dall’interazione di strutture biologiche organizzate su diverse scale dimensionali.
Le variazioni di umidità modificano innanzitutto le fibre microscopiche di cellulosa. Questi cambiamenti influenzano strutture più grandi, fino a coinvolgere gli strati di tessuto che compongono l’intera squama. È proprio questa catena di relazioni a interessare i ricercatori del MIT, che hanno cercato di trasformarla in un modello matematico applicabile alla progettazione di materiali artificiali.
Un nuovo metodo per trasformare la natura in un progetto 3D
La principale novità non consiste soltanto nel replicare il movimento della pigna, ma nel creare un sistema capace di tradurre i meccanismi biologici in istruzioni per un materiale artificiale. Il framework sviluppato dai ricercatori descrive ogni livello della struttura naturale come un elemento separato, verificabile e successivamente combinabile con gli altri.
Per farlo viene utilizzata la teoria delle categorie, uno strumento matematico che permette di costruire sistemi complessi partendo da componenti più semplici, mantenendo valide le relazioni tra i diversi elementi. Nel caso della pigna, il metodo collega lo stimolo iniziale, cioè l’umidità, alle reazioni che si verificano progressivamente all’interno della struttura.
Il processo arriva fino alla fase produttiva: il comportamento progettato viene infatti trasformato in specifiche di fabbricazione e codice eseguibile da una stampante 3D. In questo modo, secondo i ricercatori, è possibile ridurre il ricorso a tentativi ed errori e limitare il numero di prototipi falliti.
Dalla pigna alla combinazione di nuovi materiali
Uno degli aspetti più interessanti del sistema è la possibilità di riutilizzare singoli componenti già verificati. I ricercatori hanno, per esempio, analizzato separatamente il comportamento di piegatura indotto dall’umidità della pigna e quello di torsione osservato in una spiga di grano.
Successivamente hanno combinato alcuni degli elementi dei due sistemi per progettare e realizzare un nuovo attuatore capace di generare una torsione termica. Il dispositivo ha mostrato, durante i test, il comportamento previsto.
La logica è quindi quella di costruire una sorta di libreria di meccanismi biologici, dalla quale attingere per sviluppare strutture nuove senza dover ricominciare ogni volta da zero.
Robot, architettura e materiali adattivi: gli scenari futuri
Le possibili applicazioni indicate dal MIT comprendono pinze robotiche morbide capaci di reagire autonomamente all’ambiente, senza sistemi elettronici complessi, ma anche strutture per le ali degli aerei in grado di modificare la propria forma in risposta alle variazioni di temperatura.
Il metodo potrebbe trovare spazio anche nello sviluppo di materiali adattivi destinati a dispositivi biomedicali e tecnologie indossabili. Nel settore edilizio, la ricerca cita inoltre la possibilità di realizzare elementi come tegole sensibili all’umidità, capaci di modificare il proprio comportamento per favorire il raffrescamento passivo.
Il progetto rappresenta inoltre un passo verso una visione più ampia definita dai ricercatori come physical AI: sistemi nei quali l’intelligenza artificiale non si limita a individuare nuove idee, ma può arrivare a collegare i meccanismi fisici, progettare nuove strutture e trasformare i risultati in istruzioni per la loro concreta fabbricazione.
Fonte: Techxplore