Sempre più utenti, prima di acquistare un prodotto o scegliere un fornitore, si affidano direttamente a strumenti di intelligenza artificiale come ChatGPT, Gemini o Perplexity invece di effettuare una ricerca tradizionale su Google. Per le imprese questo significa che non è più sufficiente essere ben posizionate nei motori di ricerca: oggi è fondamentale essere citate direttamente dalle piattaforme AI.
È quanto emerge da una ricerca dell’Osservatorio NetStrategy, che ha analizzato 190 siti di piccole e medie imprese italiane e oltre 35.000 risposte generate nell’arco di un mese. Mostrando come funziona davvero la Generative Engine Optimization (GEO, tutte quelle tecniche per ottimizzare contenuti, siti web e brand affinché vengano citati dalle piattaforme) e perché molte aziende non hanno ancora gli strumenti per gestirlo.
Il sito aziendale non è più la principale fonte di informazioni
Lo studio evidenzia come il ruolo del sito aziendale cambi sensibilmente in base al tipo di domanda posta dagli utenti. Quando viene cercata un’azienda per nome, il sito resta la principale fonte utilizzata dall’intelligenza artificiale, contribuendo al 72% delle informazioni riportate.
La situazione cambia invece quando un utente chiede un consiglio, ad esempio quale azienda scegliere per un determinato servizio. In questi casi, soltanto il 17% delle informazioni proviene dal sito ufficiale, mentre l’83% deriva da fonti esterne come recensioni online, profili LinkedIn, articoli e portali di settore.
Secondo la ricerca, proprio nella fase più delicata del processo decisionale dei clienti, ciò che conta maggiormente è la reputazione digitale costruita al di fuori del sito aziendale.
La presenza nelle risposte dell’AI può cambiare rapidamente
L’indagine mette inoltre in luce un altro aspetto: la visibilità delle PMI all’interno delle risposte dell’intelligenza artificiale non è affatto stabile. Una stessa azienda può comparire tra quelle consigliate in un determinato periodo e sparire la settimana successiva, pur senza aver modificato la propria presenza online.
Per misurare questo fenomeno, i ricercatori hanno sviluppato il Citation Stability Index, un indicatore che misura la continuità con cui un’impresa viene citata dalle piattaforme AI.
Nel campione analizzato, le PMI hanno ottenuto un valore medio di 60 punti su 100, segnale di una visibilità ancora incerta. Lo studio rileva inoltre differenze tra le varie piattaforme: la stabilità risulta maggiore su Perplexity e più variabile su ChatGPT.
Contenuti chiari e recensioni fanno la differenza
E qui la domanda chiave: cosa fare allora?
Sempre la ricerca indica alcune pratiche che possono aumentare le probabilità di essere citati dall’intelligenza artificiale. I contenuti scritti in modo semplice e diretto, con frasi brevi e informazioni essenziali, risultano più facilmente utilizzabili dai modelli. Inoltre, le pagine che presentano fin dall’inizio tabelle, elenchi e dati evidenziati hanno fino al 55% di probabilità in più di essere scelte come fonte.
Particolare attenzione va infine alle recensioni online. Nei settori di nicchia, dove i giudizi disponibili sono pochi, anche una sola recensione negativa può influenzare significativamente il modo in cui l’intelligenza artificiale descrive un’azienda.
“Farsi citare dall’intelligenza artificiale è solo il primo passo“, afferma Stefano Robbi, CEO di NetStrategy e responsabile della ricerca. “La vera sfida per le PMI italiane è rendere quella citazione stabile nel tempo, costruendo un’identità digitale coerente, fatta di recensioni, presenza online e contenuti chiari. Le priorità sono il presidio delle fonti esterne, la costruzione di un’entità coerente, la scrittura orientata agli algoritmi e la cura delle recensioni. Chi lo comprende oggi ottiene un vantaggio concreto rispetto a chi continua a concentrarsi esclusivamente sul proprio sito web“.