L’espansione dell’intelligenza artificiale generativa sta mostrando il suo lato più complesso: quello economico. Secondo indiscrezioni, ai vertici di OpenAI cresce la preoccupazione per la sostenibilità del modello di business, mentre i costi continuano a salire e la crescita non procede alla velocità attesa.
Il business dell’AI sotto pressione
La Chief Financial Officer Sarah Friar avrebbe espresso dubbi interni sulla capacità dell’azienda di sostenere nel tempo l’attuale ritmo di investimenti. Il problema è strutturale: servono risorse sempre maggiori per sviluppare nuovi modelli e mantenere la leadership, ma i ricavi non riescono ancora a compensare le spese.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il rischio è che le entrate non bastino a coprire uscite sempre più elevate, soprattutto considerando gli impegni economici legati alla costruzione di data center proprietari e ai contratti con partner come Microsoft.
Il peso dei data center e della potenza di calcolo
Uno dei nodi centrali riguarda l’infrastruttura. L’intelligenza artificiale richiede enormi quantità di potenza computazionale, che si traduce in investimenti miliardari.
OpenAI si trova in una posizione delicata: da un lato non può ridurre la capacità di calcolo senza perdere competitività, dall’altro deve contenere le perdite. Questo equilibrio appare sempre più difficile da mantenere, soprattutto in un mercato in cui la competizione si intensifica rapidamente.
ChatGPT cresce meno del previsto
Tra i segnali più preoccupanti c’è il rallentamento nella crescita di ChatGPT. L’obiettivo dichiarato era raggiungere un miliardo di utenti attivi mensili entro la fine del 2025, ma il traguardo non è stato ancora annunciato.
A pesare è anche la concorrenza di soluzioni alternative come Gemini e Claude, che stanno attirando utenti e abbonamenti premium. Questo significa una minore capacità di monetizzazione, proprio mentre i costi continuano a crescere.
Tagli e revisione delle strategie
Alcune decisioni recenti sembrano riflettere un cambio di approccio. Più che una fase di espansione aggressiva, OpenAI starebbe adottando una logica di contenimento delle spese.
Tra le mosse più significative figurano l’abbandono di progetti come Sora e lo stop a iniziative come Stargate UK. Scelte che indicano una revisione delle priorità, con l’obiettivo di ridurre le uscite e migliorare l’efficienza.
Tra IPO e grandi investimenti
Sul fronte finanziario resta aperta l’ipotesi di una quotazione in Borsa, sostenuta da tempo da Sam Altman. Tuttavia, il contesto attuale suggerisce prudenza, anche alla luce delle tensioni legali che coinvolgono Elon Musk.
Nonostante le difficoltà, la liquidità non manca. OpenAI ha recentemente confermato un maxi round di investimenti da 110 miliardi di dollari, sostenuto da colossi come SoftBank, NVIDIA e Amazon.
Questo garantisce stabilità nel breve periodo, ma non risolve i dubbi sul futuro: tra costi crescenti, concorrenza e aspettative elevate, la sfida per OpenAI resta aperta.