I parchi solari che creano nubi e portano la pioggia nel deserto

Parchi solari del genere potrebbero aiutare chi abita nei deserti più aridi del mondo ad avere acqua senza problemi. Ecco come funzionano

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista

No, non è magia, né abbiamo riportato male la notizia. Parliamo davvero di parchi solari capaci di sviluppare delle nubi cariche di acqua al punto da poter far piovere in zone aride come quelle dei deserti.

Deserti dove ovviamente l’acqua vale più del petrolio, e dove gli Stati, per sostenere le esigenze dei residenti che vivono nel deserto, non si fanno scrupoli a mantenere in piedi costosissimi impianti o tecnologie all’avanguardia come questa.

I parchi solari che creano nubi e portano la pioggia nel deserto

Dall’Università di Hohenheim (Germania) arriva un nuovo studio di modellizzazione che prevede la realizzazione di parchi solari delle dimensioni di una città capaci di “inseminare” le nuvole. In poche parole, il calore proveniente da grandi distese di pannelli solari scuri potrebbe causare correnti ascensionali che, nelle giuste condizioni, porterebbero allo sviluppo di temporali, fornendo così acqua a decine di migliaia di persone.

Lo studio, pubblicato la settimana scorsa sulla rivista Earth System Dynamics, potrebbe essere una risposta chiave al cambiamento climatico, oltre che fattibile con l’attuale tecnologia. Si conti che già in uno studio del 2020, i ricercatori hanno scoperto che parchi solari incredibilmente grandi, che occupano più di 1 milione di chilometri quadrati nel deserto del Sahara, potrebbero aumentare le precipitazioni locali e far fiorire la vegetazione.

Estensione e umidità: le chiavi del parco del futuro

Riporta Science, gli autori del paper si sono rivolti a un modello meteorologico all’avanguardia, prodotto dal Centro nazionale statunitense per la ricerca atmosferica, per modellare i parchi solari in grado di creare queste nuvole da pioggia. Hanno sviluppato campi quasi neri, che assorbivano il 95% della luce solare in arrivo.

Per ottenere l’effetto desiderato, i parchi solari dovevano superare i 15 chilometri quadrati. A quell’estensione, l’aumento del calore assorbito in superficie andava in contrasto con la sabbia relativamente riflettente. E ne aumentava sensibilmente le correnti ascensionali che guidano la formazione delle nuvole.

Ma questo sarebbe solo il primo punto. Serve anche una fonte di umidità atmosferica, come ad esempio i venti umidi e ad alta quota provenienti dal Golfo Persico. Con un campo solare di 20 chilometri quadrati aumenterebbe le precipitazioni di quasi 600.000 metri cubi (circa 1 km di pioggia su un’area grande quanto Manhattan). Se tali temporali si verificassero 10 volte in un’estate, fornirebbero acqua sufficiente a sostenere più di 30.000 persone per un anno.

Alterare i venti potrebbe essere rischioso

Ma alterare i modelli dei venti non è uno scherzo. Così facendo, i parchi solari spingerebbero le bande di pioggia tropicale verso nord. Non una buona notizia per l’Amazzonia. Tuttavia, gli autori sperano che l’idea possa prima o poi essere testata nel mondo reale.

Basti pensare che i parchi solari che stanno nascendo in Cina e altrove sono quasi abbastanza grandi. Basterebbe solo scurire il più possibile i pannelli, piantare colture oscuranti resistenti alla siccità tra le file di pannelli, e il risultato sarebbe ottimale.

Riferisce Science, al momento gli autori hanno identificato altre aree del mondo che potrebbero essere idonee per questi parchi solari, come la Namibia e la penisola messicana di Baja. Inoltre stanno anche cercando di migliorare il realismo delle simulazioni dei pannelli solari del loro modello, confrontandole con misurazioni sul campo presso parchi solari esistenti.

Se vuoi saperne di più su questo studio, ti suggeriamo la lettura completa del paper pubblicato su Earth System Dynamics:

  • Oliver Branch, Lisa Jach, Thomas Schwitalla, Kirsten Warrach-Sagi, and Volker Wulfmeyer, Scaling artificial heat islands to enhance precipitation in the United Arab Emirates, Earth System Dynamics, (2024), DOI: 10.5194/esd-15-109-2024.

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