Più passano gli anni, e più l’uomo produce sempre più anidride carbonica. Ma oltre alle piante e ai tipici usi commerciali, oggi la CO2 non serve a molto se non a contribuire al riscaldamento globale. O meglio, a qualcosa potrebbe essere utile, almeno stando all’ultima scoperta dei ricercatori dell’Università del Queensland, in Australia, che hanno sviluppato un prototipo di generatore in grado di trasformare l’anidride carbonica in energia elettrica tramite assorbimento della CO2.
Il generatore che trasforma l’anidride carbonica in energia elettrica
Riporta Techxplore, il dottore a capo del team di ricerca del Dow Center for Sustainable Engineering Innovation dell’UQ, Zhuyuan Wang, ha presentato un nanogeneratore che, seppur ancora in POC (proof-of-concept) quindi puramente dimostrativo, è davvero impressionante. Perché è carbon negative, ovvero consuma l’anidride carbonica.
Al momento il nanogeneratore è capace di raccogliere circa l’1% dell’energia totale trasportata dal gas CO2, ma già si valutano almeno due potenziali applicazioni per il futuro:
- come dispositivo per generare elettricità sufficiente per alimentare un telefono cellulare o un computer portatile utilizzando la CO2 dall’atmosfera;
- come integrazione per un processo industriale in grado di catturare la CO2 e così raccogliere ancora più elettricità.
Precisa Techxplore, lo sviluppo del nanogeneratore continuerà attraverso GETCO2, l’ARC Center of Excellence for Green Electrochemical Transformation of Carbon Dioxide, guidato dalla School of Chemical Engineering dell’UQ con il professor Zhang come direttore.
Come funziona il nanogeneratore
Progetto pubblicato sulla rivista Nature Communications, come racconta il dottor Wang, il nanogeneratore è composto da due componenti:
- un gel di poliammina già noto per la sua capacità di assorbire la CO2;
- una struttura di pochi atomi di nitruro di boro che genera ioni positivi e negativi.
In sintesi, i due componenti sono stati incorporati in un idrogel composto per il 90% di acqua, poi tagliati in dischi da 4 centimetri e piccoli rettangoli e poi testati in una scatola sigillata riempita di CO2.
Il risultato è l’aver reso gli ioni positivi molto più grandi rispetto agli ioni negativi. E cosa cambia? Che, date le diverse dimensioni, essi si muovono a diverse velocità, generando così una corrente di diffusione che può essere amplificata fino a diventare elettricità valida per alimentare lampadine o qualsiasi dispositivo elettronico.
Per saperne di più su questo studio, consigliamo la lettura completa del paper pubblicato su Nature Communications.
Zhuyuan Wang et al, Electricity generation from carbon dioxide adsorption by spatially nanoconfined ion separation, Nature Communications (2024). DOI: 10.1038/s41467-024-47040-x