Come affrontare l’inquinamento marino con i satelliti

Grazie ai satelliti le isole di plastica potranno essere monitorate e censite al meglio. Ecco l’ultima soluzione contro l’inquinamento marino

Redazione

Le isole di plastica sono tutto meno che intriganti mete turistiche. Anzi, sono il segnale più evidente che negli ultimi anni l’inquinamento marino è peggiorato in maniera significativa, fino a diventare un problema ambientale globale. Per cercare di monitorare la situazione di queste isole si sta ricorrendo alla migliore tecnologia possibile, ma data la vastità dell’oceano ancora oggi l’impresa è molto ardua. Pertanto, a mali estremi estremi rimedi: tocca utilizzare i satelliti non solo per monitorarle, ma anche per censirle.

Cosa sono le isole di plastica

Composte per l’80% da rifiuti di plastica, le isole di plastica sono degli estesi agglomerati che occupano chilometri e chilometri di superficie marina. Già individuati nel mezzo dell’Oceano Pacifico e Atlantico, queste isole sono ormai un pericolo mortale per l’ambiente marino. Soprattutto in Europa, visto che il Mediterraneo non ne è esente.

Già da anni l’UE ha messo in atto diverse iniziative per affrontare le sfide crescenti della plastica, dalle politiche settoriali come la Direttiva sulla plastica monouso, alla legislazione ambientale generale come la Direttiva quadro sulla strategia marina, oltre al Piano d’azione per l’inquinamento zero dell’UE o il Green Deal europeo. Politiche che vanno a ridurre il consumo della plastica, non di certo a eliminare quella ormai presente negli oceani.

Ma per quella ormai in mare cosa si può fare? Monitorare. Ma si tratta di un’attività particolarmente impegnativa e costosa per le autorità. Per questo sviluppare nuove metodologie basate sull’analisi semi-automatica delle immagini di telerilevamento potrebbe cambiare drasticamente la comprensione di questo tipo di inquinamento pervasivo, e consentire in futuro lo sviluppo di nuove opzioni di gestione più efficaci soprattutto in termini di costi.

I satelliti Copernicus per il monitoraggio dell’inquinamento marino

In un lavoro pubblicato di recente su Nature Communications, un gruppo di ricercatori internazionali, tra cui il JRC (Centro Comune di Ricerca), ha dimostrato che queste isole di plastica galleggianti possono essere identificate con l’occhio del satellite. Ma non di uno solo: per questa ricerca essi si sono infatti avvalsi dei satelliti del Programma UE Copernicus, ovvero i Sentinel-2.

Sebbene i satelliti utilizzati non fossero specificamente progettati per rilevare i rifiuti, hanno permesso agli scienziati di identificare le aree più inquinate e i principali cambiamenti nel corso delle settimane e degli anni.

Ma il monitoraggio non si è limitato alle sole isole: al centro di esso ci sono gli accumuli di rifiuti galleggianti (chiamati anche windrow) identificati analizzando automaticamente oltre 300.000 immagini di telerilevamento del Mar Mediterraneo.

Il team ha scoperto migliaia di windrow di rifiuti che vanno da poche centinaia di metri fino a 20 chilometri di lunghezza. Hanno poi confrontato questi risultati con i dati modellistici sulle condizioni idrologiche nel Mar Mediterraneo, forniti dal JRC, che hanno aiutato a spiegare i modelli di distribuzione e accumulo dei rifiuti rilevati.

Proprio questi windrow sono diventati utili (da un punto di vista ovviamente scientifico) per indicare la presenza di aree più inquinate, nonché per determinare ulteriori modelli di variabilità stagionale e di emissioni di origine terrestre.

La mappa dei windrow

Inutile dire che trovare piccoli windrow di rifiuti sulla superficie oceanica è come cercare un ago in un pagliaio. Infatti, oltre ai Sentinel-2, il team di ricerca si è avvalso anche dell’utilizzo di supercomputer e algoritmi di ricerca avanzati. Questo ha permesso al team di creare addirittura un censimento dei windrow, o meglio una mappa, considerata come la più dettagliata sull’inquinamento da rifiuti marini fino ad oggi.

La creazione di una mappa che mostra la densità dei rifiuti nel Mar Mediterraneo, derivata dalle stime satellitari, è un passo avanti cruciale nella comprensione e gestione dell’inquinamento marino. La mappa rivela non solo le zone più critiche, evidenziando le aree con la maggior concentrazione di rifiuti galleggianti, ma fornisce anche una base solida per future azioni di pulizia e prevenzione.

Per saperne di più su questa ricerca, consigliamo la lettura completa del paper pubblicato su Nature Communications.

Andrés Cózar, Manuel Arias, Giuseppe Suaria, Josué Viejo, Stefano Aliani, Aristeidis Koutroulis, James Delaney, Guillaume Bonnery, Diego Macías, Robin de Vries, Romain Sumerot, Carmen Morales-Caselles, Antonio Turiel, Daniel González-Fernández & Paolo Corradi, Proof of concept for a new sensor to monitor marine litter from space, Nature Communications (2024), DOI: s41467-024-48674-7

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