Il diesel è un prodotto della lavorazione del petrolio, uguale la plastica. Essendo prodotti finali, non possono tornare al principio della catena di lavorazione. O forse sì? Dagli Stati Uniti arriva un progetto che ha davvero un obiettivo davvero incredibile: fare in modo che la gente, quando si ritrova senza diesel, possa tranquillamente buttare la propria bottiglia d’acqua fatta di plastica dentro il serbatoio. Così da fornire l’energia necessaria per continuare a guidare. Certo, non siamo a un livello simile, ma a qualcosa di vicino sì.
Il progetto di usare la plastica usata come diesel per auto
Proposto da Yi-Yu Wang, assistente di ricerca laureata presso l‘Istituto per il Riciclo Cooperativo delle Plastica (Institute for Cooperative Upcycling of Plastics, iCOUP) dell’Ames National Laboratory, questo progetto punta a trovare modi innovativi per “smontare” la plastica non riciclabile e convertirla in prodotti chimici e altri materiali, come appunto il diesel.
Anche se il team non ha ancora raggiunto questa svolta rivoluzionaria, il lavoro che stanno sta già fornendo alcune interessanti soluzioni al problema dell’aumento dei rifiuti di plastica, presentando dei validi sostituti chimici comparabili al diesel, al carburante per aviazione, agli oli lubrificanti e altro ancora.
Riporta Iowa Capital Dispatch, il team di Ames ha sviluppato un processo in un solo passaggio che utilizza una specifica sostanza per smontare i polimeri che compongono la plastica e convertirli in prodotti chimici specifici.
Ma come funziona? I polimeri di plastica finiscono dentro un reattore per poi venire introdotti nel catalizzatore, dove poi subiscono un aumento della temperatura. Così facendo, il prodotto chimico creato dalla rottura dei polimeri in un certo modo viene condensato e raccolto.
In pratica un processo che velocizza la pratica tradizionale della raffinazione. Inoltre il processo catalitico è in grado di derivare specifici prodotti chimici direttamente dai polimeri, invece che far spezzare il polimero in molti pezzi diversi. Quindi il processo, oltre a essere veloce, è anche economico, visto che la separazione polimerica è oltremodo costosa.
I limiti di questo biodiesel
Ovviamente anche le rivoluzioni green hanno i suoi limiti. Perché sia utile, questo biodiesel deve essere compatibile con quello oggi utilizzato nelle automobili. E per quanto questo diesel ricavato dalla plastica, inviato alla Texas A&M University, sia risultato meno viscoso e funzionante, oltre a essere più pulito del diesel tradizionale, si dovrà vedere se reggerà alla prova “termica”.
Riporta il Dispatch, nella città di Ames si valuta da anni dell’utilizzo del biodiesel nelle macchine della pubblica amministrazione. Già con un programma pilota del 2019 sono stati equipaggiati alcuni camion spazzaneve della città con tecnologie adatte per farli funzionare quasi interamente con uno speciale biodiesel ottenuto da soia e grassi animali.
Il problema è che i biodiesel non sono esenti dagli effetti del gelo. Quindi il camion deve utilizzare diesel tradizionale per scaldarsi abbastanza affinché il biodiesel sia utilizzabile e passare a quest’ultimo quando necessario.
A questo si aggiunge la produzione. Attualmente le conversioni avvengono su piccola scala. Ma il team sta lavorando per poter convertire più materiale con reattori più grandi e creare flusso continuo nei loro reattori.
Però la strada è quella giusta, se si conta che questo diesel potrebbe risolvere l’annoso problema della plastica. Metà delle 350-400 milioni di tonnellate di plastica prodotte nel mondo ogni anno non può essere riciclata ed è destinata a finire in discarica o bruciata. Avere la capacità di trasformare oggetti come materiali per l’imballaggio e altre plastiche monouso in prodotti di valore avrebbe così un grande impatto ecologico oltre a benefici economici.