Geoingegneria solare, a San Francisco parte il progetto CAARE

Primo esperimento all’aperto di geoingegneria solare, punta a trasformare le nuvole in veri e propri schermi solari. Ecco come

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista

Coastal Atmospheric Aerosol Research and Engagement, ovvero il progetto CAARE, a tutti gli effetti il primo esperimento all’aperto di geoingegneria solare. Avviato per la prima volta a San Francisco, al progetto partecipano l‘Università di Washington e il SilverLining, un gruppo di sostegno alla ricerca geoingegneristica. 

L’esperimento durerà fino alla fine di maggio, e se dovesse ottenere degli ottimi risultati, avremmo tra le mani la prima prova concreta dell’efficacia della geoingegneria solare come strumento per combattere il cambiamento climatico e migliorare l’ecosistema terrestre.

Il progetto CAARE in partenza dalla baia di San Francisco

Riporta il New York Times, l’ingegnere Matthew Gallelli ha avviato martedì la prima prova del progetto CAARE direttamente da una portaerei dismessa nella baia di San Francisco.

E ufficialmente ha dato il via a quello che è a tutti gli effetti il primo test all’aperto negli Stati Uniti di una tecnologia geoingegneristica. Progettata per schiarire le nuvole e far rimbalzare alcuni raggi solari nello spazio, si pone l’ambizioso obiettivo di raffreddare temporaneamente il nostro pianeta, sempre più surriscaldato a causa del cambiamento climatico.

Ma come funziona? In pratica, grazie a questo generatore, viene emessa una sottile nebbia composta da minuscole particelle di sale marino. Viaggiando per centinaia di metri nell’aria, questa nebbia dovrebbe illuminare le nuvole e far rimbalzare i raggi del sole nello spazio. In parole povere, genererebbe uno schermo solare a base di sale marino.

Reso pubblico solo di recente per evitare rimostranze da parte degli ecoambientalisti, sarà in prova fino a maggio. In caso di esito positivo, riporta il NYT, la prossima fase sarebbe quella di puntare direttamente verso il cielo e cercare di cambiare la composizione delle nuvole sopra gli oceani della Terra.

Cos’è la geoingegneria solare

Branca della geoingegneria, la “solare” andrebbe a studiare tutte le strategie e le tecnologie utili per modificare l’ambiente terrestre partendo proprio dal Sole e dalla sua radiazione.

Come visto nel caso nel progetto CAARE a San Francisco, una delle proposte sarebbe quella di schiarire le nuvole, in modo da respingere l’energia solare. Rispetto ad altre opzioni, come l’iniezione di aerosol nella stratosfera, lo schiarimento delle nuvole sarebbe localizzato e utilizzerebbe aerosol di sale marino, un materiale relativamente innocuo rispetto ad altri prodotti chimici.

E non è un caso che si voglia partire proprio dall’oceano. Sempre il NYT riferisce che le temperature oceaniche hanno battuto ogni giorno tutti i precedenti record di calore, come accaduto nell’ultimo anno.

Per questo, università, fondazioni, investitori privati hanno iniziato a finanziare una varietà di sforzi al limite con il fantascientifico: dal rimuovere il biossido di carbonio dall’atmosfera all’aggiungere ferro nell’oceano in modo da conservare il biossido di carbonio sul fondo marino.

Il rischio della geoingegneria solare

Ovviamente come tecnologia non solo è agli albori, ma non è nemmeno sicura al 100%, almeno a livello teorico. David Santillo, un senior scientist di Greenpeace International, è profondamente scettico riguardo alle proposte di modificare la radiazione solare.

Perché se la tecnologia dietro il progetto CAARE venisse utilizzata su una scala tale da poter raffreddare l’intero pianeta, le conseguenze sarebbero difficili da prevedere, o persino da misurare.

Addirittura, se si andasse a cambiare le correnti e le temperature dell’oceano, ci sarebbe il rischio di danneggiare le risorse ittiche. Nel caso dello schiarimento delle nuvole, altro rischio sarebbe quello di alterare le precipitazioni, riducendo appunto le piogge in un luogo e aumentandole altrove.

Eppure oggi più che mai è vitale scoprire se e come tali tecnologie possano funzionare nel caso in cui la società ne abbia bisogno. E anche se si riuscisse a schermare il sole, ovviamente la sola geoingegneria solare non risolverebbe una delle principali cause del riscaldamento globale: gli alti livelli di anidride carbonica nell’atmosfera.

E con lo svilupparsi di ondate di calore che durano sempre più a lungo a causa del cambiamento climatico, gli effetti delle temperature estreme diventano sempre più gravi per tutti, portando addirittura al rallentamento della produttività economica e aumentando il rischio di incendi boschivi.

Pertanto, sapere che in futuro ci si possa affidare a una tecnologia del genere potrebbe davvero fare la differenza.

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