Dopo i problemi legati alla privacy, che avevano portato anche all’annullamento del servizio in Italia, ora ChatGPT sembra essere di nuovo al centro delle polemiche. Questa volta la motivazione sembrerebbe essere la violazione del copyright e del diritto d’autore.
L’accusa
Ad affermare che ChatGPT ha estratto i dati copiati da migliaia di libri senza l’autorizzazione, violando così il diritto d’autore, sono stati proprio due scrittori del Massachusetts Paul Tremblay e Mona Awad.
Secondo i due scrittori infatti, pare che OpenAI, per addestrare il suo chatbot, abbia copiato i dati da migliaia di libri senza prima chiederne l’autorizzazione. “Nonostante vi siano protocolli consolidati per l’acquisto e l’uso di informazioni personali in rete, qui è stato adottato un approccio diverso: il furto” hanno affermato i querelanti.
Secondo quanto riportato da Reuters, la causa chiede un importo imprecisato di danni in denaro per conto di una classe nazionale di titolari di diritti d’autore le cui opere sono state utilizzate in modo improprio. Sotto accusa, oltre a OpenAI, c’è anche Microsoft che ha effettuato diversi investimenti nell’azienda e che è ora citata in giudizio come imputata.
L’addestramento di ChatGPT con i libri
Che OpenAI abbia utilizzato dei testi esistenti per l’addestramento di ChatGPT, però, non è certo una novità. Solo poco tempo fa, infatti, il ricercatore David Bamman, dell’Università di Berkley in California aveva scoperto che ChatGPT conosceva molto bene tantissimi libri, circa 50 titoli tra i più noti al mondo, dato che sapeva rispondere immediatamente e correttamente alle domande sui testi. Il ricercatore ha così presupposto che i libri erano stati utilizzati per l’addestramento del chatbot di OpenAI.