Il settore food è sempre più attratto dal digitale tanto che, a oggi, sono stati registrai circa 101mila nomi .it. Di questi, solo nel 2021, sono stati registrati quasi 4 mila siti legati all’agrifood, secondo gli ultimi dati dl Registro.it.
Agrifood e digitale
Registro.it, insieme al Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa e Infocamere, ha istituito FINe (Food in the Net Observatory), un osservatorio permanente nato per monitorare lo stato dell’agroalimentare in Rete, per analizzare la diffusione sul Web delle varie branche appartenenti al settore e la loro distribuzione a livello geografico.
Grazie ad esso si riesce dunque ad avere una fotografia aggiornata della situazione del settore agrifood.
Se nel 2021 i nuovi domini .it sono stati quasi 4 mila, nel primo trimestre del 2022 hanno già raggiunto e superato la quota arrivando a 4.680 nuovi siti. Dal 2016 questo dato è un aumento del 8,4% al netto delle cancellazioni negli anni in questione.
“L’Osservatorio è uno strumento molto utile per avere un quadro critico su come e quanto le aziende dell’agroalimentare sfruttino le potenzialità che offre loro la rete. Più in generale, è una fotografia attendibile per osservare come la situazione cambi nel corso del tempo all’interno del web agroalimentare a targa italiana – ha infine concluso Maurizio Martinelli primo tecnologo di Cnr-Iit – E questo non solo anno per anno, ma anche mese per mese, come possiamo osservare da questo primo scorcio di 2022, che in un solo trimestre presenta dei numeri più che incoraggianti.”
I siti registrati nel 2021
Dei 3834 nuovi siti .it registrati nel 2021 nel settore dell’agroalimentare, quasi il 41,94% appartiene alla ristorazione, il 12% ai farinacei e il 10,17% al vino. Fanno seguito poi i settori altro agro (caccia, cattura di animali, silvicoltura e utilizzo di aree forestali ecc.) con il 9,05%, agriturismo con il 5,63% e coltivazioni con il 4,90%.
Situazione simile anche su base totale: dei 101.605 siti .it registrati finora nel settore dell’agroalimentare, infatti, il 37,8% appartiene sempre al settore della ristorazione, il 12,3% a quello del vino e l’11,3% ai farinacei. Seguono, entrambi all’8,3%, i settori altro agro e agriturismo.
Federico Morgantini Editore